BUONI E CATTIVI, DODICESIMA GIORNATA

I BUONI
GIUSEPPE ROSSI – Undici pepite per Pepito. D’ordinanza il rigore segnato a Da Costa, da applausi il tiro a giro mancino del raddoppio. Rossi sta stupendo tutti: fermo quasi due anni consecutivi per infortuni gravissimi che ne avevano messo in dubbio il prosieguo della carriera, l’attaccante italoamericano con soprannome spagnoleggiante sta facendo mirabilie portando in alto la Viola. Merita tutte le fortune anche al Mondiale, lui che sfiorò soltanto l’infausta edizione sudafricana.
MAROTTA – Il buon Beppe se ne sta in disparte. D’altronde con una proprietà griffata Agnelli e in panchina un allenatore “chiacchierone” come Conte scegliere il low profile è una virtù. Ricordiamo comunque che Pogba lo ha pescato lui a costo zero, Pirlo lo ha imposto a Conte, Vidal lo ha pescato in Bundesliga pagandolo una cifra tutto sommato modesta visto il valore (11 milioni di euro cash al Bayer Leverkusen) e Llorente è un’altra sua scommessa vinta. Sua e del fidato Fabio Paratici, braccio destro e sinistro del dg varesino.
GASPERINI – Il Genoa di Liverani aveva una marcia cadetta (nel senso di: spedita verso la Serie B…). Con Gasperini il Genoa ha fatto 13 punti in 6 partite e collezionato la terza vittoria consecutiva (impresa che in casa rossoblù mancava da più di tre anni, dai tempi del primo-Gasperini). Da quando Preziosi lo aveva cacciato (stagione in corso 2010-11, giusto tre anni fa: 8 novembre 2010) i rossoblù hanno sempre rischiato grosso. E adesso il patron irpino del Genoa farebbe bene a dargli carta bianca. Come ai tempi in cui Gasperini, per assonanza con Ferguson, veniva chiamato dai giornalisti genovesi Gasperson.
CONTI – Il buon Daniele ha festeggiato le 300 in A con una doppietta da tre punti al Torino. Capitano, bandiera, leader e… goleador. Del Cagliari, Daniele Conti è tutto questo e anche di più. Giova comunque ricordare, per la cronaca e per fare giustizia a un allenatore grande ma incompreso, che a farlo esordire in A con la Roma ancora minorenne fu un certo Carlitos Bianchi.

I CATTIVI
BARDI – Ha dato una grossa mano alla “sua” Inter propiziando un incredibile autogol che ha spianato alla squadra di Mazzarri la strada dei tre punti contro il Livorno. Nella peggior partita stagionale dei nerazzurri, i maliziosi hanno voluto vederci torbido: invece l’errore di Bardi, futuro portiere interista, è tutto frutto della sua… fantasia.
PADELLI – Piace da impazzire alle donne, è uno dei sex simbol del campionato italiano. Ma fisico prestante e occhioni azzurri non bastano per essere un grande portiere. Spesso incerto, sulla punizione di Conti del primo vantaggio cagliaritano il numero 30 granata si è espresso su livelli… gialappeschi.
CASSANO – Partita anonima, come il pareggio del Parma contro la Lazio. Se davvero vuole entrare nei magnifici 23 per il Brasile e provare a cimentarsi con il suo primo Mondiale, Fantantonio deve cambiare da subito registro e ritmo.
DELIO ROSSI – E’ la punta dell’iceberg di una triade blucerchiata che sta facendo disastri in casa Garrone. Rinaldo Sagramola, amministratore delegato e direttore generale; Carlo Osti, direttore sportivo; Delio Rossi, allenatore. Cari sampdoriani, attenti a questi tre… Se non si cacciano via (tutti e tre, o almeno uno/due…) lo spettro della quinta retrocessione blucerchiata in B rischia di trasformarsi in una tragica realtà (sportiva).

BUONI E CATTIVI, UNDICESIMA GIORNATA

I BUONI
CALLEJON – Viene dal Real Madrid e si è portato dietro il numero 7, quello magico di CR7. Il portoghese è sicuramente più glamour e anche – digiamolo come direbbe Ignazio La Russa – più forte. Ma le prodezze dello spagnolo sono comunque degne di nota, perle in una stagione fin qui magica di un Napoli che negli ultimi due anni ha perso Lavezzi e Cavani ma non il vizio di divertire il pubblico e vincere.
PALACIO – Quella “trencita” che gli pende dalla testa semipelata è l’unica concessione modaiola di un attaccante poco fumo e tantissima sostanza. Sta segnando come mai in campionato, regge da solo il peso di un attacco che per un motivo o per un altro sta facendo a meno di Milito, Icardi e Belfodil.
CERCIFa crollare dopo 744 minuti l’imbattibilità di De Sanctis, si conferma in uno stato di forma eccezionale e firmando il suo gol numero 8 dà corpo alle sue ambizioni mundialiste. Attaccante esterno (per dirla come una volta: ala pura) o seconda punta, per Alessio poco cambia. Tanto di cappello a Ventura per averlo voluto a tutti i costi a Torino due estati fa e per aver costretto Cairo a riscattarlo nell’ultimo mercato.
QUAGLIARELLA – Al di là delle dichiarazioni di facciata, con mister Conte il feeling è nullo o quasi. Ma Fabio si conferma sempre attaccante di un’utilità straordinaria. Ha colpi eccezionali, nel suo palmares figurano gol da applausi, la prodezza di Parma non rimarrà negli annali perchè nel tabellino marcatori ci è entrato Pogba, ma il merito “morale” del gol da tre punti al Tardini è quasi tutto di Quaglia.

I CATTIVI
DELIO ROSSI – Perdere in casa contro il Sassuolo – alla sua prima storica vittoria fuoricasa in A – e subire 4 gol a Marassi da una neopromossa è un piccolo record di cui non andare esattamente orgogliosi. La sua Samp è imbarazzante e se la fortuna non avesse portato in dote ai blucerchiati 4 punti dal dischetto in pieno recupero (contro Torino e a Livorno) la situazione del Doria oggi sarebbe da mani nei capelli. Certo, a dare una mano a Rossi nella costruzione della più scombiccherata Sampdoria che si ricordi ha contribuito dietro la scrivania Rinaldo Sagramola.
GABRIEL – Tutti i milanisti dietro alla lavagna per la penosa esibizione a San Siro contro la Fiorentina. Ma da questo portierino di cui si parlava un gran bene ci si aspettava decisamente di più. Mettiamola così: tra Abbiati, Amelia e Gabriel, di tre portieri il Milan non ne fa uno buono…
CARMONA – Il cileno dell’Atalanta la combina grossa a Livorno: due gialli in meno di mezzora, per costringere i suoi compagni a giocare più di un’ora in 10 contro 11 a Livorno. Complimenti…
LOTITO – La tifoseria biancoceleste è (giustamente) imbestialita con il presidente. Certo, 15 punti in 11 partite non sono un bottino disastroso (il Milan con 12 cosa dovrebbe dire?) ma la pochezza dimostrata dalla squadra nelle ultime uscite è imbarazzante e dalle parti della Curva Nord dell’Olimpico ricomincia forte e chiara la contestazione all’indirizzo del presidente.