Higuain, il cruccio Seleccion e il fattore H-Inter

PREMIO TUTTOFARE – Nel Milan che vince con i gol di Bacca e Boateng e che ritrova Balotelli, è Jack Bonaventura a prendersi la copertina della nostra rubrica. Perchè non sarà granchè mediatico, ma fa la fortuna di ogni allenatore. Ispira con piedino fatato da trequartista la prodezza dell’1-0 firmata dal colombiano. Poi fa tutto quel che serve: il terzino, l’ala, il median0. Insomma, la timida ripresa del Milan di Mihajlovic passa soprattutto dalle invenzioni e dal sacrificio di questo bergamasco d’adozione di poche parole e di tanta sostanza. Che assomiglia – giusto per provenienza calcistica e umiltà personale – al grande Roberto Donadoni di fine anni Ottanta.

PREMIO 10 E LODE – Con una semplicità disarmante la Juventus ottiene a Udine la decima vittoria consecutiva. Grande merito a Massimiliano Allegri ma anche e soprattutto a chi lo ha scelto, cioè Beppe Marotta. Le tante “vedove” inconsolabili di Conte hanno già perso la sfida in campo internazionale (con la finale di Champions del 6 giugno scorso) e adesso è a rischio anche il filotto di 12 successi di fila conquistati dalla Juventus della stagione 2013-14.

PREMIO TRIPLA ESSE – S come Sarri ma anche S come Schemi (da manuale e in fotocopia quelli che hanno fruttato i primi due gol contro il Sassuolo), S come Spettacolo (con 41 reti è la squadra più prolifica) e – bando alla cabala – S come Scudetto. Il Napoli campione d’inverno che ha cominciato con il piede giusto anche il girone di ritorno sogna (S come Sogni…). E lo deve soprattutto all’uomo che siede in panchina. Se è vero come è vero che Higuain, Hamsik e Insigne c’erano anche gli anni scorsi. Insomma, il fattore S come Sarri è assolutamente determinante. Vada come vada domenica 15 maggio, giorno di Napoli-Frosinone.

PREMIO RECORDMAN – Le proiezioni aiutano a sognare anche il Pipita Higuain: 20 gol in 20 giornate, se tiene questa media – elementare Watson – potrebbe chiudere a quota 38. E sarebbe il record dei record. Perchè in assoluto nessuno ha ancora ritoccato il primato dello svedese milanista Gunnar Nordahl che nel 1949-50 (sempre in un torneo a 20 squadre) realizzò 35 reti. A quota 29 invece c’è il primato azzurro-napoletano di Edinson Cavani, con 29 centri nel campionato 2012-13. Insomma, Higuain prova a consolarsi con la maglia del Napoli delle critiche che gli arrivano dalla stampa argentina ogniqualvolta indossa la camiseta albiceleste della Seleccion. Intendiamoci, il Pipita ha spalle larghe e numeri mica male. Due Mondiali da titolare. Nel 2010 in Sudafrica con Maradona ct chiuse con 4 reti in 4 partite. Nel 2014 in Brasile, sotto la guida tecnica di Sabella, il bottino fu più magro: 1 gol in 7 gare. Diciamo che il clamoroso errore davanti a Neuer nella finale del Maracanà e il rigore fallito l’anno dopo in Copa America nella finale contro il Cile sono macigni che pesano. E fanno sì che a fianco di Messi stampa, critica e (spesso) il ct Martino gli preferiscano Aguero e/o Tevez.

PREMIO FATTORE  H – I gol di Higuain stanno al Napoli come, ultimamente, le parate di Handanovic stanno all’Inter. Ancora negli occhi i prodigi di Bergamo contro l’Atalanta, con tre interventi da urlo. Dopo Una parata “normale” su Dramè, due eccezionali (su Monachello e Toloi) e il miracolo di piede sul tiro a botta sicura di Cigarini. Se l’Inter è rimasta sul podio dopo la prima di ritorno il merito è tutto del portierone sloveno.

 

Delneri, maestro! Montolivo e Chiellini, sciagure

PREMIO SETTEBELLO – Spigoloso, generoso ma non esattamente un raffinato. Comunque pratico. Eccolo Mandzukic, il Mario bianconero che non sarà SuperMario ma che il suo lo fa sempre. E che contro la Fiorentina ci mette la zampa per una vittoria che lancia la Juve sulla scia dell’Inter. La squadra di Allegri (anche) grazie a lui festeggia la sesta vittoria consecutiva in campionato, sublimata poi dal tris di Dybala. Più nello specifico, è il settimo Mandzu-sigillo (4 in campionato, 2 in Champions e uno in Supercoppa). Tanto per capirci, finora ha segnato più di Morata e Zaza messi assieme.

PREMIO BENTORNATO MISTER – La sua sapienza tattica mancava al campionato italiano. Il maestro di calcio Gigi Delneri è tornato a impartire lezioni sui green della Serie A. Difesa alta, esterni sempre pronti ad offendere, gran movimento delle due punte. Certo, il materiale nell’Hellas non è dei migliori. Ma, tra infortunati e recidivi, dal suo arrivo il Verona dei miracoli (mai dimenticare quanto di buono fatto negli anni scorsi da Mandorlini) ha ricominciato a sciorinare gioco di prim’ordine. Dopo il positivo esordio in Coppa Italia, il debutto in campionato era stato sfortunatissimo: sconfitta in casa contro l’Empoli ma squadra uscita tra gli applausi e vincitrice morale del match. A San Siro un pareggio strameritato (e fanno davvero sorridere le bizzarre recriminazioni arbitrali di Mihajlovic…). Insomma, Delneri e il suo staff (dove spicca un Francesco Conti che è di gran lunga il miglior “secondo” del calcio italiano) ci provano: salvare il Verona sarà un miracolo ma entusiasmo e competenza ci sono. Eccome.

PREMIO POVERO DIAVOLO – La fascia al braccio di Riccardo Montolivo (erede dunque di Rivera, Baresi, Paolo Maldini e Nesta tra gli altri) spiega molto più di tanti discorsi la decadenza del Milan di oggi, di ieri e dell’altroieri.

PREMIO POVERA SIGNORA – Per fortuna sua e di Allegri ci ha subito pensato Cuadrado (con Mandzukic e Dybala a ruota…) a rimettere le cose a posto dopo l’ennesima castroneria (il rigore su Bernardeschi) targata Giorgio Chiellini. Il difensore più sopravvalutato del calcio italiano moderno. La Juve e Buffon non si meritano simili scempi…

PREMIO FATTI NON PAROLE – Tredici punti in sei partite. Certo, il Bologna a Marassi contro il Genoa non meritava di vincere e forse gli stava già largo un pareggio. Ma se la fortuna aiuta gli audaci, questa volta è giusto che premi chi lavora in silenzio, senza grancasse e adulatori: come per esempio Roberto Donadoni.

PREMIO PROVINCIA BELLA – I 24 punti dell’Empoli (uno in meno del Milan…) si spiegano in tanti modi. Per esempio con il felice rilancio in panchina di Giampaolo. E con quello, altrettanto azzeccato, in campo di Saponara. Che di nome fa Riccardo (come il capitano del Milan) e che deve aver lasciato tanti rimpianti a Milanello e dintorni. Quando per esempio a inizio stagione Mihajlovic ha provato senza risultati apprezzabili a giocare con un trequartista dietro le due punte. Facendo parlare i numeri, Saponara finora ha segnato 5 gol. Il Riccardo milanista, considerato uno in possesso di un grande tiro, ne ha firmati solo 7 in più di 100 partite in rossonero. Ok, uno fa il regista (o pseudo tale), l’altro gioca a ridosso degli attaccanti. In ogni caso: dov’è l’errore?

PREMIO TIKITAKA – Nell’Inter più spumeggiante della stagione, quella del 4-0 al Friuli, si è visto per la prima volta Martin Montoya, ex del Barcellona. Che prima di sabato era andato 15 volte su 15 in panchina senza neppure un secondo di assaggio di campo. Intendiamoci: del Barça tikitakato targato Guardiola-Villanova-Luis Enrique il laterale destro non è mai stato titolare indiscusso. Ma neppure poteva essere il brocco “desaparecido” di questi primi tre mesi e mezzo in Italia. Ebbene, sulla sua corsia Montoya si è guadagnato la stima di Mancini e dei bei voti in pagella.

 

Milan zero assoluto, Destro rimpianto giallorosso

PREMIO RIMPIANTO – Mattia Destro sembra essersi messo alle spalle il suo “campionatus horribilis”, quello scorso. Mezza stagione alla Roma e mezza al Milan, un disastro dietro l’altro. Adesso, grazie alla cura Donadoni, è tornato il bomber che tanto prometteva qualche annetto fa. E dalle parti di Trigoria il rimpianto si fa forte, anche per via dei numeri: Destro finora ha segnato 4 gol (con l’aiuto di un rigore), Edin Dzeko nella Roma in campionato ne ha firmato tre (di cui però due dal dischetto, ergo uno solo su azione, quello di testa rifilato alla Juventus).

PREMIO CALCIO SPETTACOLO – E’ quello che predica Paulo Sousa, è quello che interpretano i suoi allievi, è quello che ha riportato la Fiorentina al secondo posto sulla scia dell’Inter. Quindici partite di campionato, 30 centri all’attivo; cinque in Europa League, 10 reti segnate. Totale, 20 gare ufficiali e 40 gol. Chapeau.

PREMIO ZERO ASSOLUTO – Giocatori scarsi, allenatore con poche idee, dirigenza in stand by (arriva il closing? quando?). Risultato, Milan punti 24. Come l’Atalanta. Due in meno del Sassuolo.

PREMIO TRIO MERAVIGLIA – All’Olimpico di Roma era stato il Papu Gomez a fare da mattatore: un gol e un rigore procurato (trasformato da Denis). Contro il Palermo il Papu ha servito sulla testa di Cherubin l’angolo del raddoppio che chiude la sfida. Prima ci aveva pensato il ritrovato capitan Denis, suo compagno di prima linea nonchè connazionale, a mettere la partita in discesa. Per Maxi Moralez niente gol ma la solita prova ricca di sostanza e inventiva. E per l’Atalanta ecco la settima vittoria in 15 giornate. E un posto con vista Europa.

PREMIO SACRIFICIO – Finora ha giocato poco ed è ancora a zero in classifica marcatori. Epperò il Rodrigo Palacio che sostituisce Icardi contro il Genoa regala due bombom che Felipe Melo nel primo tempo e Jovetic nella ripresa sprecano malamente. E soprattutto fa movimento e aiuta la squadra in fase di non possesso. E a Icardi fischiano le orecchie…

 

Conte l’invasato, curva Hellas da applausi

PREMIO IMBECCILITTA’ – I soliti cori razzisti anti-napoletani si sono uditi forti e chiari durante Verona-Napoli e sul finire di Inter-Frosinone. Per stigmatizzarli non bastnao più parole nè aggettivi.

PREMIO FEDELTA’ – I cori (pro) e la sciarpata gialloblù nei minuti finali di Verona-Napoli sono stati da pelle d’oca. L’Hellas aveva appena perso la settima partita su 13, è in coda alla classifica ed è l’unica squadra della A a non aver ancora vinto. Eppure i suoi sostenitori hanno dato l’ennesima lezione di tifo. Gli eredi delle Brigate Gialloblù in passato e nel presente avranno pure avuto derive fascistoidi e pseudorazziste (vedi sopra), ma in quanto ad attaccamento ai colori oggi come oggi non temono confronti nel mondo ultrà (o in quello che ne rimane).

PREMIO SHOW DA DIMENTICARE – S’impone un piccolo passo indietro, alla sera di martedì 17 novembre, quella della cancellazione per rischio terrorismo di Germania-Olanda. Stadio Dallara di Bologna, amichevole (rip. amichevole) Italia-Romania a Bologna. Cominciata nel ricordo dei morti della strage di Parigi: Marsigliese, lutto al braccio e pensieri alti (più alti di una partitina con poco senso anche in condizioni “normali”). Ebbene, lo spettacolo offerto in mondovisione dal nostro ct Antonio Conte è stato davvero imbarazzante: saltava, imprecava e sobbalzava in panchina come un invasato a ogni errore (o presunto tale) dei suoi giocatori o dell’arbitro. Esultava manco avesse vinto il Mondiale al gol di Gabbiadini del momentaneo 2-1. Livido in volto teneva una conferenza stampa dai contenuti quanto meno discutibili. Non c’è bisogno di scomodare la flemma dei maestri svedesi Liedholm ed Eriksson. Siamo certi che un comportamento così non lo avrebbero tenuto neppure i più grandi allenatori del calcio italiano moderno (da Sacchi ad Ancelotti passando attraverso Capello e Lippi). L’Italia avrà pure pareggiato 2-2 ma il nostro ct è riuscito a fare una figura se possibile peggiore.

PREMIO PIANGINA – Ok, il terreno di gioco del Dallara sabato pomeriggio era al limite della praticabilità (e forse oltre). Ma alla fine si è giocato, chi ha visto la partita si è pure divertito e il Bologna avrebbe pure darecriminare per un gol regolare annullato e una mancata espulsione a Torosidis. Al 91esimo le lamentele del sempre misurato Donadoni sono nel limite dell’accettabile. Francamente fuori luogo invece l’intemerata di Rudi Garcia nei confronti dell’arbitro Rocchi: “non è stata una partita, ma una parodia di calcio”. Magari, la prossima volta, Mister Piangina provi a insegnare meglio la fase difensiva ai suoi centrali Torosidis & Rudiger…

PREMIO PROFETA DI SVENTURA – Non sappiamo se Hernanes sarà recuperabile per la sfida contro il Manchester City. Di sicuro sappiamo che, senza di lui, la Juve contro il Milan ha giocato meglio e meritato di vincere. E che l’ultima volta che il Profeta aveva giocato da titolare (a Moenchengladbach in Champions) aveva rischiato di far perdere la Juve per la sciagurata espulsione a inizio ripresa. Insomma, non c’è da stupirsi che Hernanes abbia fatto parte della rosa dei magnifici (si fa per dire…) 23 della Seleçao per i Mondiali del 2014. In quello che è stato il peggior Brasile della storia.

PREMIO 10 E LODE – Al Bentegodi ecco il gol numero 10 in campionato del capocannoniere in solitario Gonzalo Higuain. El Pipita – a un terzo o poco più del campionato – potrebbe addirittura arrivare a quota 30 se dovesse mantenere questa straordinaria media. Facendo così meglio anche di Edinson Cavani, autore nella stagione 2012-13 di 29 reti, massimo bottino stagionale per un giocatore del Napoli.

PREMIO MANUALE DEL GOL – Da applausi il triangolo Icardi-Ljajic-Icardi che ha portato al raddoppio dell’Inter contro il Frosinone. Un gol davvero da manuale, che – se ancora ce ne fosse stato bisogno – legittima la leadership in campionato della squadra di Mancini.

 

 

Marchetti assistman, il tacco del Papa e un Medel da 4 in pagella

PREMIO MAGICA ROMA – La vittoria che rilancia le ambizioni europee del Milan arriva attraverso i gol di due ex romanisti. Andrea Bertolacci, prodotto del vivaio giallorosso, quella maglia l’ha sognata a lungo senza mai riuscire a indossarla se non a livello giovanile. Philippe Mexes nella Roma ha invece giocato sette stagioni per un totale di 267 partite e 15 gol. L’aria del derby insomma ha fatto bene ai due rossoneri, peccato per l’infortunio del centrocampista che stava proprio cominciando a uscire dal tunnel di un pessimo inizio di stagione.

PREMIO TREQUARTISTA – D’accordo, l’assist di Bonaventura per il 3-0 di Bacca è stato una delizia. Ma vuoi mettere le magie di Federico Marchetti? Il pallone che regala a Bertolacci è un cioccolatino, la sventurata uscita sul raddoppio milanista un invito a nozze per Mexes. Insomma, quasi quasi… aridatece Berisha, il portiere di coppa della Lazio.

PREMIO TACCO… DEL PAPA – Tra gli argentini d’Italia, Gonzalo Rodriguez è quello che meglio conosce Papa Francesco. Baluardo difensivo del San Lorenzo de Almagro prima di emigrare in Europa (Villarreal e poi dal 2012 Fiorentina), Gonzalo aveva incontrato più volte l’allora cardinal Bergoglio, che del club rossoblù è come si sa tifosissimo (carnet di socio vitalizio numero 88235). E così dopo Madjer (il tacco di Allah) e Socrates (il tacco di Dio), ecco Gonzalo Rodriguez, alias il tacco… del Papa. Una prodezza, quella rifilata al Frosinone, che non sarà passata inosservata dalle parti di Santa Marta…

PREMIO BENTORNATO – In 10 giornate il Bologna con Delio Rossi in panchina aveva vinto solo due partite (peraltro senza troppi meriti) con le due neofite in Serie A: al Dallara contro il Frosinone e in casa del Carpi. Pronti, via: Roberto Donadoni – fior di allenatore e grande persona – ha regalato una vittoria chiara e convincente contro la “sua” Atalanta a un Bologna che dopo aver segnato la miseria di 6 reti in 10 gare improvvisamente ne segna 3 in 90 minuti. E per di più nel pomeriggio che vede anche sbloccarsi l’acquisto top dell’estate rossoblù, Mattia Destro.

PREMIO 4 IN PAGELLA – Gary Medel, match winner della capolista Inter contro la Roma, è arrivato in Italia da quasi 15 mesi. Eppure davanti ai microfoni il cileno non fa la stessa figura che fa in campo davanti alla difesa o nel cuore del reparto arretrato. Insomma, non spiaccica (almeno in pubblico) mezza parola d’italiano. Strano per uno comunque di madre lingua spagnola, incredibile se paragonato per esempio a gente come Boniek che dopo qualche settimana parlava già la lingua di Dante meglio di tanti italiani. Insomma, oltre agli allenamenti ad Appiano, serve per il Pitbull un bel corso accelerato con tanto di Devoto Oli e di grammatica.

 

Cavanda piede caldo e ultrà… da applausi

PREMIO OTTOVOLANTE – Non c’è partita: Stefano Pioli, che da queste colonne avevamo elogiato spesso ai tempi del Bologna, incarta l’ottava vittoria consecutiva in campionato (più quella al San Paolo di Coppa), supera la Roma, si issa al secondo posto e sfida la Juve sognando di accorciare a 9 con l’eventuale nono successo i punti di distacco dalla vetta. Applausi.
PREMIO PIEDE CALDO – Nel poker grandi firme dell’Olimpico (Mauri, Klose, Candreva e Felipe Anderson) manca il nome di Luis Pedro Cavanda. Il treccioluto esterno di destro d’origini angolane non entrerà nel tabellino Panini della vittoria contro l’Empoli ma dal suo educatissimo piede partono i morbidi cross per le due testate che mettono in discesa la partita della Lazio. Mauri e Klose ringraziano, la Curva Nord va in delirio.
PREMIO ORATORIA… DA TRE PUNTI – C’è stata molta ipocrisia in tanti mezzi d’informazione a proposito del “concione” tenuto da Claudio Galimberti alias Il Bocia, capo ultrà dell’Atalanta, alla vigilia della sfida contro il Sassuolo. Visto su youtube, il discorso che ha scandalizzato tanti colleghi benpensanti non aveva nulla di così devastante. Toni coloriti, certo, ma figli della passione. I calciatori di Reja erano in (doveroso) ascolto davanti alla tribuna del vecchio Brumana dove il Bocia e un migliaio di suoi seguaci erano piazzati per assistere all’allenamento e strigliare una squadra che ultimamente aveva deluso assai. Senza violenza, senza eccessi, anche peraltro con la presenza di bambini e ragazzi insieme agli ultrà. Certo, se l’Atalanta avesse perso, tutti a dire e scrivere che la squadra era stata terrorizzata alla vigilia. Invece con il 2-1 tutti muti. Forse che magari quel discorsetto non abbia davvero scosso un po’, nel senso buono, Denis e compagni? Insomma, è sempre facile demonizzare l’ultrà. Un po’ meno a volte comprenderne fino in fondo quell’amore un po’ sopra le righe ma quasi sempre sincero che lo caratterizza.
PREMIO ORGOGLIO & DIGNITA’ – Antonio Cassano lo aveva definito in modo sprezzante Crisantemo quando salutò la compagnia (e la barca parmigiana che stava affondando). Roberto Donadoni ha risposto sul campo: il suo Parma senza soldi ha orgoglio e dignità da vendere. E chissà che prima delle partite (a proposito, 7 punti sui 9 disponibili nelle ultime tre gare) non riecheggino nelle orecchie dei suoi giocatori le note e le parole targate Lucio Battisti…
PREMIO BOMBER SORPRESA – In trenta e passa partite in A con il Milan non aveva mai segnato lo straccio di un gol. Di lui si ricordava quel palo al Camp Nou che poteva riaprire Barcellona-Milan di Champions 2013 e una traversa (spezzata) in allenamento a Milanello che fece a suo tempo il giro del web. La focaccia e la maccaia genovese evidentemente hanno fatto bene a Niang, che adesso nel Genoa segna a raffica. E si fa rimpiangere da un Milan che – Menez a parte – non ha attaccanti dai grandi numeri.

IL TRIO BIANCONERO DEI REAPARECIDOS

PREMIO HANDANOVIC – Il futuro portiere dell’Inter è un pararigori quasi all’altezza dell’attuale numero 1 nerazzurro. Bardi aveva stregato Higuain al San Paolo in uno dei pochi esempi di rigore più parato che sbagliato dal tiratore e adesso si è ripetuto strozzando in gola l’urlo di Pinilla (uno che di rigori sbagliati comunque se ne intende…). Al Chievo però l’ennesima prodezza del portiere interista in pectore non è valsa punti come nel caso del successo in casa del Napoli.
PREMIO MAGO HELENIO – Con i suoi 38 anni rimane il tecnico più giovane della Serie A ma adesso Andrea Stramaccioni sta strappando elogi dimostrando che a suo tempo Massimo Moratti ci aveva visto giusto. La sua Udinese a 16 punti è in zona Europa, gioca bene e merita applausi a scena aperta.
PREMIO GRUVIERA -Venti gol al passivo (2,5 a partita) e malinconico solitario ultimo posto in classifica: la bella favola dell’EuroParma, sesto in classifica a maggio, è diventata un incubo per Roberto Donadoni. Tecnico di assoluto valore, persona di grande spessore umano ma – così va il calcio – a fortissimo rischio per il futuro prossimo.
PREMIO BENTORNATO – Lodi a Higuain per la tripletta (e poteva essere poker se non fosse stato annullato un gol validissimo al Pipita) ma il vero bentornato il San Paolo lo ha tributato al capitano Marek Hamsik. Due gol e il lucido assist per Callejon nel contropiede del 4-2. Marekiaro è tornato e adesso sul Napoli di Benitez dopo il diluvio di Berna splende di nuovo il sole.
PREMIO TESTADURA – Gian Piero Gasperini ha sempre considerato Matri e Pinilla alternativi l’uno all’altro. Al Bentegodi il tecnico rossoblù – dalle granitiche certezze -ha provato a smentire se stesso ed è stato un successone: insieme la coppia dei gemelli impossibili ha confezionato in una quarantina di secondi due gol (uno a testa) con assist di Matri per Pinilla in occasione dell’1-2 con il corollario del penalty sbagliati dal cileno.
PREMIO LOS TRES REAPARECIDOS – Vidal che si risveglia dal torpore (superando di slancio gli incidenti diplomatici per le notti brave e i problemi al ginocchio), Llorente che segna il primo gol stagionale, Tevez che riscatta le ultime opache prestazioni servendo al cileno la palla per la stoccata dell’1-0. Una Juve che parla spagnolo con varie sfumature di “castellano” e che rimette la Roma a distanza di sicurezza.

I buoni e i cattivi del campionato

Serie A: AS Roma vs FC JuventusI BUONI

TEVEZ – L’Apache è uno dei pochi stranieri che potrebbe essere grande protagonista anche nei top campionati d’Europa. La personalità e il fiuto del gol dell’argentino sono stati determinanti per la conquista del 30esimo scudetto bianconero, terzo consecutivo dell’era Conte. E’ mancato, come tutta la Juve, nella ribalta delle Coppe europee ma lo strapotere bianconero in Italia nella stagione dei 102 punti porta la firma pesante dell’attaccante scuola Boca. Continua a leggere

I BUONI

ASAMOAH – Un gol che è un gioiello di tecnica e di balistica. Il ghanese è tra i giocatori meno pubblicizzati ma più efficaci della rosa di Conte. Spinge, difende e fa gol. Cosa chiedergli di più?
DONADONI – Il 15esimo risultato utile consecutivo riproietta il Parma in zona Europa dopo gli anni bui del post crac-Parmalat. E gran parte del merito va al tecnico di Cisano Bergamasco. Un tipo silenzioso che alle parole preferisce, da buon bergamasco, i fatti. La mossa a sorpresa (Palladino per Amauri) disorienta la difesa del Verona che non ha punti di riferimento essendo i tre attaccanti (Palladino, Cassano e Biabiany) tutti di movimento. Bene, bravo, otto più.
DI NATALE – Raggiunge quota 184 gol, cioè raggiunge un certo Gabriel Batistuta nella classifica dei marcatori della nostra Serie A. E, cosa ancor più incredibile, è a sole quattro lunghezze dal celebratissimo Del Piero. Totò sembra non avere mai fine. Onore a Donadoni, Lippi e Prandelli che gli hanno dato fiducia anche in azzurro pur giocando in una provinciale (di lusso) come l’Udinese.
CURVA NORD LAZIO – In passato la si era descritta come un coacervo di nazi-razzisti. Invece per come sta portando avanti la contestazione al presidente Lotito il covo degli ultrà biancocelesti merita applausi. Dopo la civilissima protesta di Lazio-Sassuolo l’altrettanto civile sciopero silenzioso di Lazio-Atalanta.

I CATTIVI

MEXES – Qualche anno fa, pur con i suoi errori di presunzione, era uno dei difensori più forti ed eleganti d’Europa. Da qualche tempo è una sciagura. E il Milan ne ha avuto l’ennesima conferma sabato scorso al Friuli.
VENTURA – Insegna calcio, verissimo. Non sfrutta quasi mai l’alibi arbitrale per giustificare le sconfitte, ed è uno dei pochi. Ma dovrebbe spiegare perchè, dopo un campionato da applausi il Toro si sia improvvisamente liquefatto. Tre punti sugli ultimi 15 a disposizione suonano come una condanna.
RAFAEL – Non è particolarmente reattivo in occasione del primo gol del Parma, è incredibilmente pasticcione quando serve il raddoppio a Cassano con una libera uscita coi piedi che non fa onore al suo Paese di provenienza (il Brasile).

I BUONI

GERVINHO – Il gol del Bentegodi, a nostro avviso il più bello della giornata, è quello della svolta. Avvicina la Roma alla capolista Juventus e incorona questo ivoriano dalla corsa dinoccolata, i capelli rasta e il nome brasileiro: la storia dell’Ottavo Re di Roma (da Falcao a Totti…) è stra-abusata, diciamo però che i gol e i dribbling di Gervinho stanno incidendo tantissimo nella positiva stagione giallorossa.
AQUILANI – Fa tripletta contro il Genoa (cui ha rifilato 5 dei suoi 23 gol in A) e conferma di essere tornato ai livelli di sei anni fa. Quando seppe guadagnarsi un posto nella Nazionale di Donadoni impegnata a Euro 2008 mettendosi in mostra come uno dei centrocampisti più promettenti e completi del calcio italiano.
SEEDORF – Premesso che la ripresa della sfida di Coppa Italia Milan-Udinese è stato forse il punto più basso (a livello di qualità) del Milan berlusconiano, bisogna ammettere che mister Clarence sembra baciato dalla buona sorte: in campionato fa 6 su 6, all’esordio piega il Verona grazie a una follia di Gonzalez che al 90esimo commette un assurdo fallo da rigore, a Cagliari ribalta il risultato negli ultimi minuti. Se son rose (anzi: tulipani) fioriranno…
MASSA – L’imperiese è uno dei migliori fischietti del nostro campionato. E lo dimostra nella sfida dell’Olimpico dove non sbaglia praticamente nulla. A cominciare da quel contatto Buffon-Klose che costa alla Juve il giusto rigore e la sacrosanta espulsione del capitano bianconero.

I CATTIVI

BUFFON – Forse distratto e infastidito dal gossip settimanale su un possibile divorzio da Alena Seredova, il SuperGigi dell’Olimpico è in versione da dimenticare. Gioca male con i piedi e sceglie peggio il tempo dell’uscita su Klose che gli costa rigore e rosso. E gli farà saltare la sfida contro l’Inter.
AMELIA – Un altro portiere mundialista non propriamente sugli scudi. Soprattutto con i piedi. Un primo errore in disimpegno rischia di regalare subito il gol al Cagliari, poi ci riprova e questa volta da un suo destro tagliato (e controvento) sconclusionato e presuntuoso arriva il gol di Sau.
INTER – Un votaccio per tutti: giocatori, allenatore, dirigenti vecchi e nuovi. L’Inter è ancora a zero vittorie in questo 2014 horribilis. E la casella dei gol segnati si fa sempre più imbarazzante: la miseria di una rete in 4 partite tra campionato e Coppa Italia. E contro il Catania, nonostante la presenza contemporanea in campo di Milito e Palacio, le migliori occasioni sono state degli ospiti.
TAGLIAVENTO – Il rigore concesso al Torino per l’uscita di Consigli su Cerci è da prova tv. Nel senso che più lo guardi e più hai la prova che a volte il “figaro” di Terni vive su un’altra dimensione. La decisione infatti è davvero assurda. Poteva essere fallo a favore dell’Atalanta (è Cerci infatti che al limite travolge Consigli e non viceversa) o un contatto fortuito e non punibile figlio di una dinamica di gioco. Nel dubbio ha scelto la terza via. Quella più sbagliata. Risarcendo così in parte un Toro che nel girone d’andata era stato tartassato non male dagli arbitri.