Dai Zaza, sorridi di più. Federico merita Euro2016

PREMIO IL GAMBERO – La sera del 6 gennaio nella calza della Befana un’Inter già in fase calante (aveva perso a San Siro con la Lazio nell’ultima del 2015) vince a Empoli con gol di Icardi. Da quella sera, in poco più di un mese, la squadra di Mancini in 7 partite (21 punti a disposizione) ha fatto solo 6 punti. Nello stesso lasso di tempo la Juve ne ha fatti 21, il Napoli 18, la Roma 14 e la Fiorentina 11. Una crisi, quella nerazzurra, certificata dai numeri.

PREMIO FEDERICO IL GRANDE – Si può eccellere, in una partita, anche senza entrare nel tabellino dei marcatori. Talento e corsa, fantasia e velocità. Federico Bernardeschi, classe ’94 (compirà 22 anni martedì 16: auguri!), è la rivelazione italiana del campionato. La maglia viola numero 10 pesa come poche altre nella storia del nostro calcio. L’hanno indossata negli ultimi 50 anni De Sisti, Antognoni, Roby Baggio e Rui Costa. E la sta vestendo con grande disinvoltura questo fantasista moderno. Che merita un posto nella lista dei 23 azzurri per Euro 2016.

PREMIO CODINO D’ORO – A 34 anni Rodrigo Palacio – come del resto già domenica scorsa a Verona – è stato il top dell’Inter al Franchi. Serve l’assist a Brozovic, corre e si sacrifica come un terzino di vent’anni. E dire che era il più vecchio dei 28 giocatori scesi in campo in Fiorentina-Inter…

PREMIO TIRA LA BOMBA – Nella conferenza stampa della vigilia Sinisa Mihajlovic, scherzando ma non troppo, si era detto disposto a… prestare a Honda il suo magico e mitico sinistro. Contro il Genoa il giapponese ha firmato il suo primo gol in campionato con una bomba mancina dalla distanza. E il suo tecnico ha ringraziato citando il suo vecchio maestro Boskov. Che diceva: chi tira mai sbaglia.

PREMIO MONUMENTALE – Di Andrea Barzagli questa rubrica tesse elogi sperticati da tempi non sospetti. Diciamo da più di due anni. Considerandolo il miglior difensore del calcio italiano. Siamo contenti che – un po’ in ritardo – adesso tanti altri la pensico così.

PREMIO SORRISO FORZATO – Domanda: perchè un giocatore non abituato alle grandi ribalte (prima di quest’anno non aveva mai giocato in Champions e finora non ha preso parte nè a un Mondiale nè a un Europeo) segnà il gol decisivo nella partita più importante della stagione ed esulta con un mezzo sorriso forzato? Perchè lo stesso giocatore, dopo aver firmato contro il Siviglia la sua prima rete in Champions, non esulta e mette su il muso bello incazzuso? Già, perchè Simone Zaza non esulti come Dio (del calcio) comanda? Su, dai, forza: sorridi di più. Segnare è bello, salvo che non si voglia per forza passare per “strani” e vestire i panni del Balotelli bianco.

 

Milan zero assoluto, Destro rimpianto giallorosso

PREMIO RIMPIANTO – Mattia Destro sembra essersi messo alle spalle il suo “campionatus horribilis”, quello scorso. Mezza stagione alla Roma e mezza al Milan, un disastro dietro l’altro. Adesso, grazie alla cura Donadoni, è tornato il bomber che tanto prometteva qualche annetto fa. E dalle parti di Trigoria il rimpianto si fa forte, anche per via dei numeri: Destro finora ha segnato 4 gol (con l’aiuto di un rigore), Edin Dzeko nella Roma in campionato ne ha firmato tre (di cui però due dal dischetto, ergo uno solo su azione, quello di testa rifilato alla Juventus).

PREMIO CALCIO SPETTACOLO – E’ quello che predica Paulo Sousa, è quello che interpretano i suoi allievi, è quello che ha riportato la Fiorentina al secondo posto sulla scia dell’Inter. Quindici partite di campionato, 30 centri all’attivo; cinque in Europa League, 10 reti segnate. Totale, 20 gare ufficiali e 40 gol. Chapeau.

PREMIO ZERO ASSOLUTO – Giocatori scarsi, allenatore con poche idee, dirigenza in stand by (arriva il closing? quando?). Risultato, Milan punti 24. Come l’Atalanta. Due in meno del Sassuolo.

PREMIO TRIO MERAVIGLIA – All’Olimpico di Roma era stato il Papu Gomez a fare da mattatore: un gol e un rigore procurato (trasformato da Denis). Contro il Palermo il Papu ha servito sulla testa di Cherubin l’angolo del raddoppio che chiude la sfida. Prima ci aveva pensato il ritrovato capitan Denis, suo compagno di prima linea nonchè connazionale, a mettere la partita in discesa. Per Maxi Moralez niente gol ma la solita prova ricca di sostanza e inventiva. E per l’Atalanta ecco la settima vittoria in 15 giornate. E un posto con vista Europa.

PREMIO SACRIFICIO – Finora ha giocato poco ed è ancora a zero in classifica marcatori. Epperò il Rodrigo Palacio che sostituisce Icardi contro il Genoa regala due bombom che Felipe Melo nel primo tempo e Jovetic nella ripresa sprecano malamente. E soprattutto fa movimento e aiuta la squadra in fase di non possesso. E a Icardi fischiano le orecchie…

 

La dieta di Pippo e… aridatece Clarence!

PREMIO DIETA A (POCHI) PUNTI – Leggenda narra (e chi lo conosce bene sostiene essere la pura verità) che Pippo Inzaghi si nutra da sempre di pasta in bianco e bresaola. Una dieta ferrea che ha contraddistinto la sua strepitosa carriera da goleador e che sta caratterizzando anche la sua deficitaria esperienza da allenatore. Peccato che i rigori della tavola siano trasferiti anche… sul campo. Il Milan nel 2015 ha raccolto solo 5 punti sui 21 disponibili, soltanto il Parma ha fatto peggio con 4 (con tutte le traversie che sta vivendo e senza ovviamente i 6-innesti-6 del prestigioso mercato invernale rossonero). Adesso s’impone una riflessione. Ma perchè non richiamare alla base il tanto bistrattato Clarence Seedorf (che lo scorso anno fece 35 punti in 19 partite, alla media di 1,84; Inzaghi di punti ne ha fatti finora soltanto 30 in 23 giornate!)? L’olandese è ancora sotto (ricco) contratto e avrebbe una gran voglia di togliersi sassolini (anzi, macigni) dalle scarpe. Anche per ringraziare gli artefici della “macchina del fango” di Milanello, quelli cioè che spifferavano strane bizzarrie del tipo: “ordina uova strapazzate al tegamino in camera fuori dall’orario dei pasti”. A questo punto meglio eggs&bacon che la dieta a (pochi) punti del suo successore…
PREMIO MISTER VISTALUNGA – Anche Roberto Mancini era stato catapultato a Firenze sulla panchina della Viola senza gavetta (a dire il vero senza neppure fare due anni di settore giovanile come Inzaghi). Però non ha mai steccato una stagione, neppure la sua prima (quando, di lunedì, con la sua Fiorentina battè la Roma capelliana futura campione d’Italia). Il Mancio di calcio ne ha sempre masticato parecchio fin da quando “allenava” in campo la Samp. E proprio a lui si deve la trasformazione di Fredy Guarin da anatroccolo a cigno nel giro di poche settimane. A Bergamo il colombiano ha nell’ordine: procurato il rigore dello 0-1, segnato due (grandi) gol e regalato a Palacio l’assist dell’1-4 finale. Complimenti all’ex centrocampista di Boca e Porto finalmente riportato nel ruolo prediletto. Ma soprattutto complimenti a un tecnico che ha creduto in lui dal momento del suo ritorno nella Milano nerazzurra.
PREMIO MUTO CHE CANTA – In Argentina lo chiamavano El Mudo, Il Muto. Parlava poco fuori campo, lasciava che a parlare fosse il suo piedino bene educato. Franco Vazquez continua a non essere un fenomeno mediatico ma si sta rivelando sempre più un fenomeno calcistico in quella pizzeria di paese che è ormai il nostro campionato un tempo ristorante megastellato. Vazquez assomiglia molto a Javier Pastore, un altro gioiello scovato, comprato e stravenduto da Zamparini. Vazquez sabato sera in compagnia dell’amico e sodale Dybala ha dato una bella botta alle ambizioni del Napoli e a differenza del connazionale si è da tempo detto disponibile a vestire l’azzurro. Speriamo che per El Mudo non ci sia un… sordo. E cioè che il ct Antonio Conte apra bene le orecchie e gli regali almeno una chance.
PREMIO BANDA DEL BUCO – Il Napoli deve gestire di qui alla fine del campionato i suoi 4 punti di vantaggio sulla Fiorentina che gli garantirebbero lo spareggio per la prossima Champions. Fa specie vedere come la squadra di Benitez – grazie a Higuain, Callejon, Gabbiadini e compagnia segnante – abbia il secondo miglior attacco del torneo inferiore nei numeri solo a quello della Juve. Ma impressiona di più in negativo il dato dei gol incassati: ben 30 in 23 partite, per quella che è solo la 12esima difesa della nostra Serie A. L’Empoli di Sarri, per dire, ne ha subiti tre in meno. Certo, chi ha suggerito e avallato gli acquisti della premiata ditta Albiol & Britos, la novella banda del buco, si prenda le sue belle responsabilità. E reciti a voce alta il mea culpa, se possibile in ginocchio sui ceci…

PREMIO SPORTIVITA’ LOTITO – Dopo l’anatema lotitiano in B sabato hanno rallentato la marcia il Carpi (pareggio) e il Frosinone (sconfitta). La Serie A invece vede le Piccole (maiuscola, please) protagoniste delle due imprese di giornata. Il Parma, disperato in classifica e con le casse vuote, ferma sul pari la Roma all’Olimpico. Il Cesena spaventa la Juve e alla fine la raggiunge. E così grazie a queste due “squadrette” (come le definirebbe il presidente laziale Lotito) la nostra Serie A perlomeno regala emozioni non scontate…

 

L’operaio Moretti e il malinconico crepuscolo di Palacio

PREMIO SALTA LA PANCHINA – Sarà decisiva la sfida di Coppa Italia di martedì sera a San Siro contro la Lazio (in palio, con partita secca, l’accesso alla semifinale) ma è un dato di fatto che l’avventura di Pippo Inzaghi sulla panchina del Milan sia ormai al capolinea. Idee poche e confuse. Ciuffo che da sbarazzino si è trasformato in malinconico. Non basta essere stati un grande goleador per diventare un grande allenatore. O almeno non nella modalità Superpippo: due stagioni nelle giovanili (Allievi prima e Primavera poi) prima del grande (troppo grande…) salto. Ancelotti, per fare un nome caro ai tifosi rossoneri, aveva prima fatto gavetta come secondo di Sacchi a Usa ’94, poi ottenuto una storica promozione in A con la Reggiana e quindi allenato con buoni risultati il Parma due anni e (tra mille contestazioni) la Juve per due stagioni e mezza. Prima di sostituire Terim e dare il via al ciclo magico culminato in rossonero con la vittoria di due Chasmpions League (2003 e 2007).
PREMIO MONSIEUR FOOTBALL – Non ci sono più parole nè aggettivi per descrivere le prodezze di Paul Pogba. Autore contro il Chievo di un gol strepitoso prima di provocare il raddoppio di Lichsteiner grazie a un suo tiro non trattenuto da Bizzarri. Semplicemente fenomenale.
PREMIO MALINCONIA – Rodrigo Palacio ha – già da prima del Mondiale – problemi fisici di difficile soluzione. Stringe i denti e lotta, l’argentino, ma l’apporto alla causa interista è davvero poca cosa. San Siro mugugna, i gol scarseggiano e la sensazione ormai è quella di un grande giocatore al capolinea della carriera.
PREMIO CLASSE OPERAIA IN PARADISO – Emiliano Moretti, 34 anni, professione difensore, è il classico giocatore che fa la gioia di ogni allenatore. Professionista scrupoloso, dove lo metti sta senza creare problemi o sollevare polemiche. Nella sua carriera fatta di quasi 250 presenze in Serie A il gol a San Siro, che 26 anni dopo ha restituito un Toro vittorioso in casa Inter, è decisamente il top. E ci regala una curiosità: quando vede nerazzurro Moretti si scatena, Ha segnato infatti solo 4 reti in A: uno al Catania nello scorso campionato, due all’Inter e uno all’Atalanta.
PREMIO MISTER SOTTOVALUTATO – Sarà perchè dimostra di più dei suoi 48 anni. Sarà perchè, come da calciatore, ama il basso profilo. Fatto sta che Stefano Pioli non sembra godere di buona stampa. Eppure questo è il 12esimo anno che allena tra A e B e tolto il suo debutto nella massima serie (Parma 2006-07) e la scorsa stagione a Bologna ha sempre fatto più che bene. Dimostrando in questa annata laziale di non soffrire neppure la piazza importante con grande pressione mediatica.

PREMIO PAZIENZA DI GIOBBE – Una quindicina di anni fa Javier Saviola detto El Conejo (il Coniglio) era considerato in Argentina l’erede di Maradona. Patente affibbiata ad almeno una decina di attaccanti prima dell’esplosione di Messi a metà della prima decade del Duemila. Dal River Plate al Barcellona per finire adesso all’Hellas Verona, Saviolita ha battuto tanti campi dei più quotati campionati europei. Segnando caterve di gol e imponendosi come professionista serio e affidabile. Mandorlini gli aveva finora dato pochissimo spazio fino, lui non ha mai alzato la voce facendosi sempre trovare pronto negli scampoli di gara concessigli dal tecnico. Contro l’Atalanta invece l’allenatore gialloblù ha deciso di andare contro le sue convinzioni schierandolo come seconda punta al fianco di Toni. E il paziente Saviola lo ha ripagato con un gol (da tre punti) e una prestazione coi fiocchi.

 

Palacio & Torres: tristi, solitari e…confusi

PREMIO CONFUSION – La Electric Light Orchestra imperava ancora quando nel 1982 nasceva a Bahia Blanca (Argentina) Rodrigo Palacio. L’ellepi top della band britannica, Discovery, è targato 1979. Ma il singolo Confusion potrebbe fare da colonna sonora al momento davvero pasticciato che sta vivendo il bomber argentino dell’Inter. Che non ha ancora segnato ma che – in preda appunto alla più totale confusione – ha regalato un incredibile assist per il gol di Thereau, il secondo dell’Udinese corsara a San Siro.
PREMIO MONTELLA DELLA PAMPA – Paulo Dybala settebellezze. Il settimo sigillo firmato al Comunale-Olimpico di Torino è da applausi, con quel tacco a seguire e la fredda esecuzione davanti a Gillet. Il vulcanico (si dice così) presidente Zamparini lo aveva valutato 42 milioni qualche settimana fa, adesso la quotazione avrà di sicuro sfondato quota 50. Al di là del dato meramente economico, bisogna ancora una volta sottolineare le qualità tecniche e caratteriali di questo attaccante mancino che ricorda – per fisico, movenze e cifra tecnica – il Vincenzino Montella dei tempi d’oro. Ha da poco compiuto 21 anni ma può già recitare da protagonista nel calcio dei grandi.
PREMIO TRISTE, SOLITARIO Y FINAL – Il titolo del celebre romanzo di Osvaldo Soriano sembra tagliato su misura per la parabola di Fernando Torres, il Nino biondo che fu campione d’Europa e del mondo con la Spagna e grande protagonista per le praterie continentali con le prestigiose maglie di Atletico Madrid, Liverpool e Chelsea. La sfida di Marassi, con il Milan sotto contro il Genoa, ha certificato che nelle gerarchie di Inzaghi adesso Torres è (forse) la sesta punta visto che dopo i titolari Honda, Menez ed El Shaarawy hanno trovato spazio anche prima Pazzini e poi Niang. E i maligni adesso sospettano che presto lo supererà anche Hachim Mastour, il 16enne di origine marocchine. Comunque tutti tranquilli: mister Pippo e tutto il Milan sostengono che “Torres non è un caso”. E noi ovviamente non ci crediamo neanche un po’…
PREMIO SAPONETTA PILONI – Morgan De Sanctis, anni 37 e contratto prolungato con la Roma da pochi giorni fino al 2016, è un buon portiere che ha spruzzato anche d’azzurro la sua onoratissima carriera cominciata a Pescara e proseguita difendendo i pali di Juventus, Udinese, Siviglia, Galatasaray, Napoli e dall’estate 2013 Roma. Ma la cappella che ha provocato il primo dei due gol di Zaza sabato sera grida ancora vendetta. Quando nasceva – anno domini 1977 – dalle sue parti (nel “suo” Pescara) si esibiva uno dei tanti numeri 12 cresciuti all’ombra di Zoff, Massimo Piloni detto Saponetta. Lui le cappelle le faceva con le mani (non propriamente dalla presa ferrea…), il buon Morgan invece preferisce farle con i piedi…
PREMIO VECCHIE QUERCE – Viva i giovani, certo. Ma facciamo un bel applauso anche ai “matusa” dell’Empoli. Perchè nel sempre più sorprendente cammino della squadra allenata dal bravissimo Sarri, reduce dal bel pareggio del San Paolo, c’è anche lo zampino della premiata ditta Mac&Tav. Zero riferimenti a McDonald o alle proteste per il treno ad alta velocità Torino-Lione. Stiamo parlando degli immarcescibili (classe 1979 entrambi) Massimo Maccarone e Ciccio Tavano. E’ vero che la firma sul 2-2 l’hanno apposta i giovani Verdi (’92) e Rugani (’94) ma l’anima dei toscani sono quei due vecchietti terribili che alla pensione non ci pensano proprio.
PREMIO BAGNOLI – I caratteri sono diversi (umile, introverso e musone l’uno; presuntuosetto, sorridente e disponibile l’altro) ma capacità e risultati applicati alla maglia rossoblù del Genoa sono speculari. E così mentre Gian Piero Gasperini si gode il terzo posto solitario, tutti sotto la Lanterna ricordano che il Genoa più forte della storia recente (dal Dopoguerra) è stato quello arrivato quarto nella stagione 1990-91. Quello allenato da Osvaldo Bagnoli (il mister umile, introverso e musone di cui sopra).

Buoni e cattivi, Kovacic che gioiello, Chiellini che guappo

I BUONI

ZANETTI – L’Inter omaggia l’addio del suo Capitano con 4 gol alla Lazio onorando così il suo numero di maglia, il mitico 4 nerazzurro che Javier veste da quando è arrivato in Italia (e che coincide con la stagione 1995-96, la prima delle numerazioni fisse). Noi gli diamo invece un bel 10 e lode alla carriera. Per quanto fatto in campo e fuori in ambito benefico, a partire dalla sua fondazione Pupi (acronimo di “Por un piberio integrado” che sta “per un’infanzia integrata”.                                                           KOVACIC – Gli assist per Palacio e Icardi sono da urlo, da manuale del calcio. E non suoni blasfemo il paragone azzardato da Aldo Serena sui canali Premium: “con quelle giocate Kovacic mi ha ricordato Platini”, che detto da uno che è stato compagno di squadra di Roy Michel assume una valenza particolare…
CONTE – Domenica sfonderà con la sua Juve il tetto dei 100 punti. Una dimostrazione di forza pazzesca per lui e per la sua Juventus, dominatrice incontrastata nel calcio di casa nostra. Adesso mister Antonio prova (per la seconda se non addirittura la terza volta in questi anni) il braccio di ferro con la società. Si risolverà nell’ennesimo aumento di stipendio o si andrà verso il clamoroso anno sabbatico? Chi vivrà vedrà…                                                                                                                                               BRIENZA – Il missile all’incrocio che silura definitivamente Seedorf e cancella il Milan dall’Europa è un gioiello di balistica di un fantasista che in carriera avrebbe potuto fare di più. Con i tre punti l’Atalanta chiude davanti ai suoi affezionati tifosi una stagione eccezionale, l’ennesima targata Colantuono.                                                                                                                                                FLORO FLORES – La sua bella doppietta mette il sigillo a una salvezza in cui fino a qualche settimana fa non credeva nessuno. Se Berardi è la stellina del Sassuolo e Zaza la degna spalla, il “vecchio” Floro non delude mai.

 

I CATTIVI

CHIELLINI – Sarebbe ora che la smettesse di provocare in giro per i campi della Repubblica Italiana. Gomitate gratuite, quelle mani sempre addosso agli attaccanti, sceneggiate da guappo di periferia. Atteggiamenti che – quasi sempre condonati in ambito nostrano – costano caro a lui, alla Juve e alla Nazionale quando si varcano i patrii confini. Si concentri, il Chiello, su quello che sa far bene (il difensore, con prodigiosi recuperi e imperiosi stacchi di testa) lasciando la guapperia fuori dalla porta.                                                                                                                                                                                                                                CASSANO – Prandelli sta pensando se inserirlo nei 23 “brasiliani”, in casa del Toro nella partita più importante per il Parma dell’era Ghirardi gioca malissimo e sbaglia un rigore tirato senza forza e senza precisione. Buon per lui che Biabiany ha ripreso la respinta dal piedone di Padelli e ha permesso ai gialloblù di pareggiare e continuare a sperare nell’Europa.         BOLOGNA – Tutti dietro la lavagna! Dal presidente Guaraldi al mister Ballardini (e prima di lui Pioli), ai giocatori tutti. Nel 50esimo dell’ultimo scudetto rossoblù (quello vinto all’Olimpico nello spareggio contro l’Inter) la Bologna del calcio ritocca il fondo. E da lassù il presidente Dallara e il Capitano Bulgarelli piangono lacrime amare…

I BUONI

GERVINHO – Il gol del Bentegodi, a nostro avviso il più bello della giornata, è quello della svolta. Avvicina la Roma alla capolista Juventus e incorona questo ivoriano dalla corsa dinoccolata, i capelli rasta e il nome brasileiro: la storia dell’Ottavo Re di Roma (da Falcao a Totti…) è stra-abusata, diciamo però che i gol e i dribbling di Gervinho stanno incidendo tantissimo nella positiva stagione giallorossa.
AQUILANI – Fa tripletta contro il Genoa (cui ha rifilato 5 dei suoi 23 gol in A) e conferma di essere tornato ai livelli di sei anni fa. Quando seppe guadagnarsi un posto nella Nazionale di Donadoni impegnata a Euro 2008 mettendosi in mostra come uno dei centrocampisti più promettenti e completi del calcio italiano.
SEEDORF – Premesso che la ripresa della sfida di Coppa Italia Milan-Udinese è stato forse il punto più basso (a livello di qualità) del Milan berlusconiano, bisogna ammettere che mister Clarence sembra baciato dalla buona sorte: in campionato fa 6 su 6, all’esordio piega il Verona grazie a una follia di Gonzalez che al 90esimo commette un assurdo fallo da rigore, a Cagliari ribalta il risultato negli ultimi minuti. Se son rose (anzi: tulipani) fioriranno…
MASSA – L’imperiese è uno dei migliori fischietti del nostro campionato. E lo dimostra nella sfida dell’Olimpico dove non sbaglia praticamente nulla. A cominciare da quel contatto Buffon-Klose che costa alla Juve il giusto rigore e la sacrosanta espulsione del capitano bianconero.

I CATTIVI

BUFFON – Forse distratto e infastidito dal gossip settimanale su un possibile divorzio da Alena Seredova, il SuperGigi dell’Olimpico è in versione da dimenticare. Gioca male con i piedi e sceglie peggio il tempo dell’uscita su Klose che gli costa rigore e rosso. E gli farà saltare la sfida contro l’Inter.
AMELIA – Un altro portiere mundialista non propriamente sugli scudi. Soprattutto con i piedi. Un primo errore in disimpegno rischia di regalare subito il gol al Cagliari, poi ci riprova e questa volta da un suo destro tagliato (e controvento) sconclusionato e presuntuoso arriva il gol di Sau.
INTER – Un votaccio per tutti: giocatori, allenatore, dirigenti vecchi e nuovi. L’Inter è ancora a zero vittorie in questo 2014 horribilis. E la casella dei gol segnati si fa sempre più imbarazzante: la miseria di una rete in 4 partite tra campionato e Coppa Italia. E contro il Catania, nonostante la presenza contemporanea in campo di Milito e Palacio, le migliori occasioni sono state degli ospiti.
TAGLIAVENTO – Il rigore concesso al Torino per l’uscita di Consigli su Cerci è da prova tv. Nel senso che più lo guardi e più hai la prova che a volte il “figaro” di Terni vive su un’altra dimensione. La decisione infatti è davvero assurda. Poteva essere fallo a favore dell’Atalanta (è Cerci infatti che al limite travolge Consigli e non viceversa) o un contatto fortuito e non punibile figlio di una dinamica di gioco. Nel dubbio ha scelto la terza via. Quella più sbagliata. Risarcendo così in parte un Toro che nel girone d’andata era stato tartassato non male dagli arbitri.

I BUONI
PALACIO – Un gol da 10 e lode per il gol numero 10 in questo campionato di Rodrigo Palacio. Una magia, una perla nella stessa porta – sotto la Curva Nord – dove Roberto Bettega castigò Cudicini in un Milan-Juve in bianco e nero (1-4, stagione 1971-72).
TOTTI – Non segna contro il Catania, ma il dato relativo all’importanza del capitano giallorosso è esaustivo e spiega più di tante parole: in questa stagione, 8 partite dall’inizio per Totti e 8 vittorie. Titolo: Tottovolante…
VENTURA – L’allenatore più anziano del nostro campionato insegna calcio da una vita e di solito fa giocare benissimo le sue squadre. Quest’anno il cambio modulo (dal 4-2-4 al 3-5-2) gli è costato tante critiche soprattutto sull’utilizzo di Cerci non più attaccante esterno ma seconda punta. Risultato: il Toro vola, a quota 25 è la settima forza del campionato. E i due là davanti sono la coppia meglio assortita della Serie A: Cerci 9 gol, Immobile 8.
TONI – Il vecchio guerriero non si arrende. Anzi, con la doppietta rifilata alla Lazio, Luca Toni trascina il Verona ai confini della zona Europa e sale a quota nella classifica cannonieri.

I CATTIVI
MAZZOLENI – Nel derby milanese ne azzecca poche, sia a livello tecnico che disciplinare. Non vede due rigori: clamoroso e solare quello di Zapata su Palacio nel primo tempo, più difficile forse scorgere il tocco di mano di Nagatomo. Non punisce neppure con un giallo una gomitata volontaria (da rosso) di Guarin su Bonera e nella ripresa non espelle Muntari per una bruttissima entrata su Jonathan. Il risultato, con la meritata vittoria interista, ne depotenzia i clamorosi abbagli.
KAKA & BALOTELLI – Dovevano essere le carte vincenti del Milan, forse dal loro rendimento si capisce perchè i rossoneri hanno perso il derby…
DAINELLI – Da un suo clamoroso svarione nasce il gol del pareggio del Toro a fine primo tempo. Regala un pallone a Cerci che lo trasforma in assist vincente per Immobile. Forse, se il Chievo fosse andato al riposo in vantaggio, la sfida del Comunale-Olimpico avrebbe potuto avere un altro esito…
DE CANIO – Cinque punti in 8 giornate per Rolando Maran, cinque punti in 9 giornate per De Canio: il cambio, numeri alla mano, non ha giovato al Catania. Quello che preoccupa di più è il modo con cui gli etnei sono crollati all’Olimpico sotto i colpi di una Roma che ha rischiato di bissare un 7-0 dei tempi di Spalletti (e di Pasquale Marino sulla panchina dei siciliani).

Buoni e cattivi, tredicesima giornata

I BUONI

PERIN – Protagonista assoluto a San Siro e non solo per il rigore parato a Balotelli. Il giovin Mattia – 21 anni – sta confermandosi portiere di livello assoluto. Grandi doti tecniche e personalità: dopo il pomeriggio nero di Genoa-Fiorentina 2-5 con clamorosa cappella assortita è riuscito a tenere i nervi saldi, a mantenere il posto tra i pali e a rilanciarsi.
LLORENTE – Un altro a cui non fa difetto la personalità. Nelle prime settimane in bianconero si sentivano, dagli assidui frequentatori di Vinovo, frasi del tipo “Conte proprio non lo vede, piuttosto al suo posto fa giocare un ragazzino della Primavera”. Il bel tenebroso navarro ha saputo aspettare il suo momento e adesso, grazie anche agli acciacchi vari e assortiti delle altre tre punte juventine Vucinic, Quagliarella e Giovinco si è imposto come la miglior spalla dell’intoccabile Tevez.
IMMOBILE – In silenzio ha già segnato 5 gol e se tirasse i rigori sarebbe vicino alla doppia cifra. Ventura, per il suo gusto calcistico, gli preferisce in teoria attaccanti come Meggiorini e Barreto, bravi “a fare i movimenti giusti”. Ciro di movimenti conosce a menadito il “palla in rete e via ad esultare”. E scusate se è poco…
LAZAREVIC – Segnare il primo gol in A nel recupero del derby contro l’Hellas Verona è battesimo quanto mai piacevole. Che finalmente l’attaccante sloveno stia maturando? Goleador non può esserlo per indole, visto che è un’ala vecchio stampo. Ma a 23 anni non è troppo tardi per imparare e crescere…

I CATTIVI

BALOTELLI – Il confine tra l’infamia e la lode, tra la gloria e gli inferi è davvero labile. Contro il Genoa ha provato il gol da applausi, quella splendida rovesciata creata dal nulla e finita centralmente tra le braccia di Perin. Poi ha calciato un rigore davvero pessimo e da lì il black out. Da Supermario a Minimario.
BENITEZ – Anche il tecnico spagnolo è sull’altalena: fino a un mese fa a Napoli era considerato il novello San Gennaro, gli ultimi inciampi in campionato ne hanno fatto precipitare le azioni. Tanto che adesso non si contano più i “vedovi” di Mazzarri.
PALACIO – Per una volta è decisivo in negativo, si mangia tre gol nel primo tempo e grazia così il Bologna- Ma per quanto fatto in questo anno e mezzo nerazzurro rimane largamente in credito.
MAXI LOPEZ – A Torino è sceso in campo ma la sua maglia numero 10 profumava ancora a fine partita di bucato. Non ha neppure sudato, forse frastornato dal suo supermediatico divorzio dalla moglie Wanda Nara, novella fidanzata dell’ex amico e collega Icardi.

BUONI E CATTIVI, UNDICESIMA GIORNATA

I BUONI
CALLEJON – Viene dal Real Madrid e si è portato dietro il numero 7, quello magico di CR7. Il portoghese è sicuramente più glamour e anche – digiamolo come direbbe Ignazio La Russa – più forte. Ma le prodezze dello spagnolo sono comunque degne di nota, perle in una stagione fin qui magica di un Napoli che negli ultimi due anni ha perso Lavezzi e Cavani ma non il vizio di divertire il pubblico e vincere.
PALACIO – Quella “trencita” che gli pende dalla testa semipelata è l’unica concessione modaiola di un attaccante poco fumo e tantissima sostanza. Sta segnando come mai in campionato, regge da solo il peso di un attacco che per un motivo o per un altro sta facendo a meno di Milito, Icardi e Belfodil.
CERCIFa crollare dopo 744 minuti l’imbattibilità di De Sanctis, si conferma in uno stato di forma eccezionale e firmando il suo gol numero 8 dà corpo alle sue ambizioni mundialiste. Attaccante esterno (per dirla come una volta: ala pura) o seconda punta, per Alessio poco cambia. Tanto di cappello a Ventura per averlo voluto a tutti i costi a Torino due estati fa e per aver costretto Cairo a riscattarlo nell’ultimo mercato.
QUAGLIARELLA – Al di là delle dichiarazioni di facciata, con mister Conte il feeling è nullo o quasi. Ma Fabio si conferma sempre attaccante di un’utilità straordinaria. Ha colpi eccezionali, nel suo palmares figurano gol da applausi, la prodezza di Parma non rimarrà negli annali perchè nel tabellino marcatori ci è entrato Pogba, ma il merito “morale” del gol da tre punti al Tardini è quasi tutto di Quaglia.

I CATTIVI
DELIO ROSSI – Perdere in casa contro il Sassuolo – alla sua prima storica vittoria fuoricasa in A – e subire 4 gol a Marassi da una neopromossa è un piccolo record di cui non andare esattamente orgogliosi. La sua Samp è imbarazzante e se la fortuna non avesse portato in dote ai blucerchiati 4 punti dal dischetto in pieno recupero (contro Torino e a Livorno) la situazione del Doria oggi sarebbe da mani nei capelli. Certo, a dare una mano a Rossi nella costruzione della più scombiccherata Sampdoria che si ricordi ha contribuito dietro la scrivania Rinaldo Sagramola.
GABRIEL – Tutti i milanisti dietro alla lavagna per la penosa esibizione a San Siro contro la Fiorentina. Ma da questo portierino di cui si parlava un gran bene ci si aspettava decisamente di più. Mettiamola così: tra Abbiati, Amelia e Gabriel, di tre portieri il Milan non ne fa uno buono…
CARMONA – Il cileno dell’Atalanta la combina grossa a Livorno: due gialli in meno di mezzora, per costringere i suoi compagni a giocare più di un’ora in 10 contro 11 a Livorno. Complimenti…
LOTITO – La tifoseria biancoceleste è (giustamente) imbestialita con il presidente. Certo, 15 punti in 11 partite non sono un bottino disastroso (il Milan con 12 cosa dovrebbe dire?) ma la pochezza dimostrata dalla squadra nelle ultime uscite è imbarazzante e dalle parti della Curva Nord dell’Olimpico ricomincia forte e chiara la contestazione all’indirizzo del presidente.