Higuain, il cruccio Seleccion e il fattore H-Inter

PREMIO TUTTOFARE – Nel Milan che vince con i gol di Bacca e Boateng e che ritrova Balotelli, è Jack Bonaventura a prendersi la copertina della nostra rubrica. Perchè non sarà granchè mediatico, ma fa la fortuna di ogni allenatore. Ispira con piedino fatato da trequartista la prodezza dell’1-0 firmata dal colombiano. Poi fa tutto quel che serve: il terzino, l’ala, il median0. Insomma, la timida ripresa del Milan di Mihajlovic passa soprattutto dalle invenzioni e dal sacrificio di questo bergamasco d’adozione di poche parole e di tanta sostanza. Che assomiglia – giusto per provenienza calcistica e umiltà personale – al grande Roberto Donadoni di fine anni Ottanta.

PREMIO 10 E LODE – Con una semplicità disarmante la Juventus ottiene a Udine la decima vittoria consecutiva. Grande merito a Massimiliano Allegri ma anche e soprattutto a chi lo ha scelto, cioè Beppe Marotta. Le tante “vedove” inconsolabili di Conte hanno già perso la sfida in campo internazionale (con la finale di Champions del 6 giugno scorso) e adesso è a rischio anche il filotto di 12 successi di fila conquistati dalla Juventus della stagione 2013-14.

PREMIO TRIPLA ESSE – S come Sarri ma anche S come Schemi (da manuale e in fotocopia quelli che hanno fruttato i primi due gol contro il Sassuolo), S come Spettacolo (con 41 reti è la squadra più prolifica) e – bando alla cabala – S come Scudetto. Il Napoli campione d’inverno che ha cominciato con il piede giusto anche il girone di ritorno sogna (S come Sogni…). E lo deve soprattutto all’uomo che siede in panchina. Se è vero come è vero che Higuain, Hamsik e Insigne c’erano anche gli anni scorsi. Insomma, il fattore S come Sarri è assolutamente determinante. Vada come vada domenica 15 maggio, giorno di Napoli-Frosinone.

PREMIO RECORDMAN – Le proiezioni aiutano a sognare anche il Pipita Higuain: 20 gol in 20 giornate, se tiene questa media – elementare Watson – potrebbe chiudere a quota 38. E sarebbe il record dei record. Perchè in assoluto nessuno ha ancora ritoccato il primato dello svedese milanista Gunnar Nordahl che nel 1949-50 (sempre in un torneo a 20 squadre) realizzò 35 reti. A quota 29 invece c’è il primato azzurro-napoletano di Edinson Cavani, con 29 centri nel campionato 2012-13. Insomma, Higuain prova a consolarsi con la maglia del Napoli delle critiche che gli arrivano dalla stampa argentina ogniqualvolta indossa la camiseta albiceleste della Seleccion. Intendiamoci, il Pipita ha spalle larghe e numeri mica male. Due Mondiali da titolare. Nel 2010 in Sudafrica con Maradona ct chiuse con 4 reti in 4 partite. Nel 2014 in Brasile, sotto la guida tecnica di Sabella, il bottino fu più magro: 1 gol in 7 gare. Diciamo che il clamoroso errore davanti a Neuer nella finale del Maracanà e il rigore fallito l’anno dopo in Copa America nella finale contro il Cile sono macigni che pesano. E fanno sì che a fianco di Messi stampa, critica e (spesso) il ct Martino gli preferiscano Aguero e/o Tevez.

PREMIO FATTORE  H – I gol di Higuain stanno al Napoli come, ultimamente, le parate di Handanovic stanno all’Inter. Ancora negli occhi i prodigi di Bergamo contro l’Atalanta, con tre interventi da urlo. Dopo Una parata “normale” su Dramè, due eccezionali (su Monachello e Toloi) e il miracolo di piede sul tiro a botta sicura di Cigarini. Se l’Inter è rimasta sul podio dopo la prima di ritorno il merito è tutto del portierone sloveno.

 

Vazquez e la miopia di Juve, Milan e Inter…

PREMIO TREQUARTISTA – La Juve un trequartista l’ha cercato tutta l’estate: Draxler, Mkhitaryan, Isco, Oscar e via mercatando citando solo alcuni degli obiettivi sensibili di Marotta. Che poi ha dovuto ripiegare su Hernanes (non esattamente un trequartista, non esattamente un campione). Mihajlovic ha dovuto cambiare il modulo del suo Milan per la mancanza di un valido trequartista: disastrosi Honda e Suso, fuori ruolo Bonaventura. Insomma, nessuno che potesse assolvere il compito al meglio; obbligato dunque il passaggio dal 4-3-1-2 al 4-3-3. L’Inter di Mancini non ha un giocatore con quelle caratteristiche in rosa e, magari, Icardi ne risente. Insomma, stupisce la miopia delle tre tradizionali grandi del nostro calcio: Franco Vazquez, migliore in campo sabato sera in Palermo-Inter 1-1 e nel giro della nazionale azzurra di Conte, ha talento e personalità per fare il trequartista in una grande squadra. Detto in soldoni, farebbe al caso di Allegri, Mihajlovic e Mancini…

PREMIO CORAGGIO – Magari avrà qualche responsabilità sulla punizione-gol di Berardi per il momentaneo pareggio del Sassuolo. In ogni caso salutiamo positivamente l’esordio in A di Gigi Donnarumma, classe 1999, tradotto 16 anni e rotti. Pochi in assoluto, pochissimi per un portiere. Che comunque ha grandi mezzi tecnici e fisici e personalità da vendere. Un bravo infine a mister Sinisa: il suo Milan gioca quasi sempre in modo orribile, ma almeno il tecnico serbo ha avuto il coraggio di gettare nella mischia il portierino-gigante rossonero. Un po’ come fece a suo tempo, novembre ’95 in occasione di un Parma-Milan, Nevio Scala con un altro giovanissimo Gigi: Buffon.

PREMIO MONTELLA – Gol, assist, rigore procurato. Contro l’Atalanta si è rivisto il miglior Dybala. Uno che somiglia tremendamente al Montella esploso una ventina di anni fa. Un sinistro che incanta in un fisico non propriamente da corazziere. E poi un ruolo – centravanti – che i tecnici stentano a riconoscergli pienamente. Come Montella nella Roma, con Capello che gli preferiva Batistuta obbligandolo a girare intorno all’argentino. Più o meno come fa Allegri, che si affida a Morata o a Mandzukic in mezzo all’area costringendo Dybala a partire da dietro. Ma la qualità è eccelsa e la disponibilità anche. Per questo Dybala diventerà a breve un valore aggiunto di questa Juve non (ancora) irresistibile.

PREMIO PICHICHI- Un gol con un sinistro devastante; prima, due pali tanto per gradire. Gonzalo Higuain – che non segnava fuori casa in campionato da più di nove mesi – trascina il Napoli sulla scia della Roma capolista e riconquista la camiseta della Seleccion. Il ct argentino Tata Martino lo aveva segato dalle convocazioni per le prime sfide di qualificazione a Russia 2018 dopo aver rifiutato – per un’influenza più o meno diplomatica – una chiamata per due amichevoli negli Usa nell’estate scorsa. Ma – senza Messi e con Aguero fuori uso dopo nemmeno mezzora – l’attacco dell’Argentina ha fatto flop nello 0-2 casalingo contro l’Ecuador e poi nello 0-0 di Asuncion contro il Paraguay. E così il Pichichi della nostra Serie A tornerà a vestire la camiseta albiceleste a furor di popolo. Provando a regalare – contro il Brasile il prossimo 12 novembre – la prima vittoria all’Argentina nella lunga maratona di qualificazione mondiale.