Cavanda piede caldo e ultrà… da applausi

PREMIO OTTOVOLANTE – Non c’è partita: Stefano Pioli, che da queste colonne avevamo elogiato spesso ai tempi del Bologna, incarta l’ottava vittoria consecutiva in campionato (più quella al San Paolo di Coppa), supera la Roma, si issa al secondo posto e sfida la Juve sognando di accorciare a 9 con l’eventuale nono successo i punti di distacco dalla vetta. Applausi.
PREMIO PIEDE CALDO – Nel poker grandi firme dell’Olimpico (Mauri, Klose, Candreva e Felipe Anderson) manca il nome di Luis Pedro Cavanda. Il treccioluto esterno di destro d’origini angolane non entrerà nel tabellino Panini della vittoria contro l’Empoli ma dal suo educatissimo piede partono i morbidi cross per le due testate che mettono in discesa la partita della Lazio. Mauri e Klose ringraziano, la Curva Nord va in delirio.
PREMIO ORATORIA… DA TRE PUNTI – C’è stata molta ipocrisia in tanti mezzi d’informazione a proposito del “concione” tenuto da Claudio Galimberti alias Il Bocia, capo ultrà dell’Atalanta, alla vigilia della sfida contro il Sassuolo. Visto su youtube, il discorso che ha scandalizzato tanti colleghi benpensanti non aveva nulla di così devastante. Toni coloriti, certo, ma figli della passione. I calciatori di Reja erano in (doveroso) ascolto davanti alla tribuna del vecchio Brumana dove il Bocia e un migliaio di suoi seguaci erano piazzati per assistere all’allenamento e strigliare una squadra che ultimamente aveva deluso assai. Senza violenza, senza eccessi, anche peraltro con la presenza di bambini e ragazzi insieme agli ultrà. Certo, se l’Atalanta avesse perso, tutti a dire e scrivere che la squadra era stata terrorizzata alla vigilia. Invece con il 2-1 tutti muti. Forse che magari quel discorsetto non abbia davvero scosso un po’, nel senso buono, Denis e compagni? Insomma, è sempre facile demonizzare l’ultrà. Un po’ meno a volte comprenderne fino in fondo quell’amore un po’ sopra le righe ma quasi sempre sincero che lo caratterizza.
PREMIO ORGOGLIO & DIGNITA’ – Antonio Cassano lo aveva definito in modo sprezzante Crisantemo quando salutò la compagnia (e la barca parmigiana che stava affondando). Roberto Donadoni ha risposto sul campo: il suo Parma senza soldi ha orgoglio e dignità da vendere. E chissà che prima delle partite (a proposito, 7 punti sui 9 disponibili nelle ultime tre gare) non riecheggino nelle orecchie dei suoi giocatori le note e le parole targate Lucio Battisti…
PREMIO BOMBER SORPRESA – In trenta e passa partite in A con il Milan non aveva mai segnato lo straccio di un gol. Di lui si ricordava quel palo al Camp Nou che poteva riaprire Barcellona-Milan di Champions 2013 e una traversa (spezzata) in allenamento a Milanello che fece a suo tempo il giro del web. La focaccia e la maccaia genovese evidentemente hanno fatto bene a Niang, che adesso nel Genoa segna a raffica. E si fa rimpiangere da un Milan che – Menez a parte – non ha attaccanti dai grandi numeri.

I tituli di Mou, il Faraone e Glik alla terza…

PREMIO MISTER TITULI – Arieccolo mister Mou, alias o senhor Josè. Con il suo Chelsea batte 2-0 il Tottenham in uno dei millanta derby londinesi e si porta a casa la terza Coppa di Lega inglese che poi è anche il suo 21esimo titolo in carriera. Erano parecchi mesi (30) che Mourinho non alzava al cielo un trofeo, un’eternità per chi come lui ai “tituli” ci aveva fatto l’abitudine. Uno zuccherino nerazzurro nell’amara domenica della sconfitta contro la Fiorentina. Tanto per fare una botta di conti, 7 trofei Mou li ha vinti con il Chelsea, 6 con il Porto, 5 con l’Inter (tra cui il Triplete del 2010) e 3 con il Real Madrid. Che a ben vedere costituisce l’unico (piccolo) fallimento della sua vita panchinara, avendo vinto in tre anni con l’equipo merengue “solo” una Liga, una Copa del Rey e una Supercopa di Spagna.
PREMIO FARAONE – Da un mese Mohamed Salah veste il viola e l’impatto non poteva essere migliore: 6 partite e 4 gol tra cui due storici. Quello che ha dato la certezza alla Fiorentina di eliminare il Tottenham in Europa League e quello che ha permesso di esorcizzare la striscia negativa di 12 sconfitte consecutive nel San Siro interista. Complice l’eclissi totale di Stephan El Shaarawy (pure lui un classe ’92) adesso il vero Faraone del calcio italianoè l’egiziano numero 74 della Fiorentina. Perchè il 74? Perchè rappresenta il numero dei morti dell’eccidio di Porto Said, dove nel febbraio 2012 si scatenarono violentissimi incidenti tra i tifosi dell’Al Ahly e dell’Al Masry.
PREMIO FEDELTA’ GRANATA – Glik Glik Glik, urlato a squarciagola tre volte di fila è l’urlo di battaglia della Curva Maratona. L’omaggio al capitano coraggioso di questo Toro dei miracoli che guidato in panchina dal Santone di Cornigliano, Gian Piero Ventura, sta strabiliando l’Europa e scalando posizioni anche in campionato. La sua zuccata vincente condanna il Napoli e riporta i granata a ridosso della zona coppe. Il pareggio di Firenze, la magica notte di Bilbao, la vittoria contro l’armata di Benitez. E’ un Toro scatenato, che non perde dalla domenica della (ingiusta) sconfitta nel derby. Dodici risultati utili in campionato (6 vittorie e 6 pareggi), ottavi di finale in Europa League: e il polacco Kamil Glik ne incarna la mistica. Con 6 gol è il capocannoniere granata in campionato. Ha segnato più in questo torneo che nei precedenti tre messi assieme (cinque reti). Lui, Darmian, Vives e Basha sono gli unici reduci della squadra che Ventura raccolse – tra fischi e polemiche – nell’estate 2011. Promozione, salvezza, settimo posto con i gol di Cerci & Immobile e adesso questo altro capolavoro. All’insegna del triplo Glik…
PREMIO FEDELTA’ HELLAS – Juanito Gomez nel Verona ci giocava anche in Serie C. E’ poi stato con Mandorlini uno dei protagonisti del ritorno in A e del grande torneo 2013-14. In questo campionato, proprio quando l’Hellas rischiava di precipitare nei bassifondi della classifica, ecco il 21 gialloblù tornare alla ribalta. Sua la firma sul 2-1 a Cagliari. Di questo argentino di quasi 30 anni nato nella città di Batistuta, Reconquista, e che in Argentina praticamente non conosce nessuno. Perchè da ragazzo, dopo aver giocato nelle giovanili del Boca prima e dell’Arsenal di Sarandì poi, decise di provare l’avventura in Italia partendo dai dilettanti del Ferentino. Con “dos huevos asì”, come dicono da quelle parti. Perchè sì, ci vogliono “due palle così” per cominciare dal fondo e toccare i vertici del calcio italiano. Che non sarà più quello dei tempi di Balbo & Batistuta ma è pur sempre un campionato top. Top come Juan Ignacio Gomez Taleb, meglio conosciuto come Juanito Gomez.
PREMIO LINEA GRIGIOVERDE – Stefano Pioli ha assemblato proprio un bel mix grigioverde, di vecchi leoni e giovani aspiranti campioni. La sua Lazio torna grande con il 3-0 inflitto a Reggio Emilia al Sassuolo. Protagonisti un classe ’93 (il ritrovato Felipe Anderson, al sesto gol in campionato dopo un lungo stop causa infortunio), un classe ’94 (Cataldi) e un classe ’95 (Keita). Ma sugli scudi nella squadra di Pioli ci sono anche capitan Mauri (classe ’81) e l’immarcescibile Miro Klose (classe ’78), a segno anche lui e adesso anche lui a quota 6 in classifica cannonieri. Quando si dice che la linea verde e quella grigia se ben shakerate possono portare buoni risultati.

Alla Quaglia-collection manca solo la Juve…

PREMIO MIRACOLO ITALIANO – Zaza-Sansone-Berardi. Alla faccia del tridente. Il tris italiano asfalta l’Internazionale. In totale fanno 8 Zaza, 6 Berardi e 3 Sansone, uno che quando vede nerazzurro si esalta. In totale fanno 28 punti, due in più della multimilionaria Inter. Con ben 25 gol su 27 made in Italy (unica eccezione, l’intruso Taider autore di due reti). Il nuovo miracolo italiano di una squadra con pochi stranieri low cost porta la firma soprattutto di Eusebio Di Francesco. Che questo Sassuolo ha trascinato in A due anni fa e portato poi alla salvezza l’anno scorso (dopo la negativa parentesi di Malesani). Quest’anno mister Eusebio ha deciso di stupire: il suo Sassuolo diverte e segna ed è più vicino all’Europa che alla zona calda della classifica.
PREMIO ROVESCIATA D’ORO – Il gesto è di quelli che fanno parte della storia del calcio. Dalla rovesciata di paroliana memoria immortalata nei pacchetti delle figurine Panini a quelle “a colori” dei tempi moderni: quella di Pinilla (che ha dato due punti aggiuntivi all’Atalanta quando ormai la sfida con il Cagliari sembrava destinata all’1-1 finale) entra di buon diritto nella galleria delle più belle. Essendo poi l’attaccante cileno un maestro nel gioco acrobatico, tutto si può dire fuorchè sia stata una prodezza casuale…
PREMIO TRIS SOFFOCATO – Fabio Quagliarella è tra i più strenui difensori della “non esultanza” nei dopo-gol alle ex. Ebbene, delle 8 reti segnate in questo torneo ben 6 le ha riservate a sue vecchie squadre: una a Fiorentina, Napoli e Udinese, il fresco tris alla Samp. Sembra destino, povero Fabio. Adesso all’appello della Quaglia-collection manca giusto la Juventus: segnare la data del 26 aprile sul calendario, please…
PREMIO GEMELLI DEL NON GOL – Fernando, un colpo di testa a botta sicura nel primo tempo; Carlitos, un’occasione incredibilmente sprecata nel finale. Gli eroi dei 102 punti dello scorso campionato, il capocannoniere di questo torneo e il suo degno compare hanno visto annebbiato al Friuli il loro killer instinct. E lo 0-0 in casa Udinese (oltre che con l’ottima prova della squadra di Stramaccioni) si spiega proprio con la mira sbagliata dei due bomber di Madama.
PREMIO PRESUNZIONE – Aver parlato di Champions League e di Lazio terza potenziale forza del campionato ha portato evidentemente male in casa Lotito. C’è modo e modo di perdere: nella sconfitta all’Olimpico contro il Napoli, per esempio, la Lazio aveva giocato benissimo soprattutto nel primo tempo. Nello scivolone del Manuzzi la squadra dell’Aquila praticamente non è entrata in campo. Errore gravissimo di presunzione che addebitiamo, per competenza, al tecnico Pioli e a capitan Mauri. Tante altre volte stralodati su queste colonne.

Pogba & Vidal, palloni d’oro della Serie A

PREMIO PALLONI D’ORO – Due prodezze stratosferiche, due prodezze da applausi quelle firmate al San Paolo dalla premiata ditta Pogba&Vidal che spiegano il titolo d’inverno della Juventus e la prepotenza bianconera delle ultime stagioni. Un bravo a Conte, certo. Applausi anche ad Allegri, sicuro. Ma alla fine forse più che ai maghi della panchina i complimenti andrebbero girati alla dirigenza, al direttore generale Beppe Marotta in primis che ha avuto il merito di scommettere sul cileno (comprato dal Bayer Leverkusen per una dozzina di milioni) e di scoprire il francese (scippato al Manchester United a parametro zero, al costo-indennizzo di 300mila euro). Sono loro i veri palloni d’oro della Juve e di un calcio italiano trasformatosi purtroppo negli ultimi anni da ristorante di lusso a pizzeria di periferia. Costati meno di 12,5 milioni adesso il loro valore complessivo si è come minimo decuplicato. 

 PREMIO BUONA LA PRIMA – Felipe Anderson nella scorsa stagione aveva vissuto dalla panchina i due derby. Del resto aveva avuto poco spazio sia con Petkovic che con Reja: 13 presenze, neppure una partita completata. Al suo esordio nella stracittadina conferma il suo straordinario momento di forma regalando a Mauri il fantastico assist per l’1-0 e firmando il raddoppio con un preciso sinistro da fuori. Cala lui e cala la Lazio. Non è un caso come non è un caso che la stagione dei sogni Champions biancocelesti coincida con la sua esplosione.
PREMIO CAPITAN ETERNO – Alzi la mano chi, alla fine del primo tempo di Roma-Lazio, non ha detto o pensato: “Garcia deve tirar via Totti, è stato nullo, ha passeggiato in campo, ormai i 38 anni si vedono e si sentono. E poi in questo campionato non ha ancora segnato su azione e in panchina ammuffisce un Destro con una media-gol lusinghiera.” Poi la ripresa fa ricredere tutti: il Pupone regala due perle e fa pareggiare la Roma bagnando così la sua 40esima prersenza nel derby con il gol numero 11 rifilato ai biancocelesti. E la leggenda continua… Immortalata da un selfie che passerà alla storia come tante altre sue fantasiose esultanze.
PREMIO POVERO DIAVOLO – Non lo si ricordava da tempo un Milan così male in arnese come quello visto a Torino, dove contro i granata avrebbe meritato di perdere per goleada. Paradossale la dichiarazione postpartita di un Pippo Inzaghi sempre più in confusione. “Peccato, abbiamo perso subendo l’ennesimo gol su palla inattiva”, dimenticando che l’unico tiro in porta dei rossoneri (il gol di Menez) era arrivato su calcio di rigore (la palla inattiva per eccellenza…). E poi è vero che quello di Glik è stato l’ottavo gol incassato su calcio d’angolo, ma è anche un fatto che nessuna squadra di A ha segnato più reti dal dischetto (5) dei rossoneri.
PREMIO FIGLIO D’ARTE – Il babbo Aladino (classe ’66) è stato un buon giocatore a cavallo. Centrocampista cresciuto nell’Atalanta, per vent’anni (dal 1984 al 2004) ha battuto i campi di A, B e C raggiungendo l’apice della carriera nelle due stagioni da titolare in A con il Piacenza (dal 1996 al ’98) con all’attivo un gol (al Milan). Proprio nel Milan – dopo il precoce debutto nell’Albinoleffe in B – è cresciuto il figlio Mattia, classe ’93, che in Verona-Parma ha vissuto una domenica da assoluto protagonista, da migliore in campo. Mandorlini lo butta dentro al 67′ al posto di Sala sul risultato di 1-1, lui confeziona l’assist per il 2-1 di Toni e proprio allo scadere firma il suo primo gol in Serie A. Prodezze dedicate a papà Aladino e magari a un Milan che farebbe bene a riprenderselo a fine stagione.
PREMIO PROVACI ANCORA ZAP – Lo scorso anno con l’Avellino era stato uno dei migliori esterni destri della Serie B. In questa stagione, quella del suo debutto in A, Davide Zappacosta si è guadagnato un posto da titolare e in questo 2015 sta scoprendo insospettabili doti di bomber. A Marassi la Befana gli aveva fatto trovare nella calza il primo gol in Serie A, contro il Chievo nel giro di meno di trenta secondi si mangia un gol (tiro su Bizzarri da buona posizione) e sugli sviluppi del corner susseguente segna quello più difficile con un gran destro da 18 metri. Peccato che le sue prodezze finora non abbiano portato in dote all’Atalanta la vittoria ma solo due pareggi (2-2 in casa del Genoa e 1-1 nella sfida di ieri a Bergamo).

Immobile, Pjanic, Cuadrado: un tris mundial

I BUONI

IMMOBILE – Fa 21, come Ciccio Graziani nel ’77 e Paolino Pulici nel ’76. Numeri importanti, nomi scritti con la maiuscola nella storia del Torino. Ciro Immobile tiene aperta la porta granata verso l’Europa e si presenta al check in per Rio de Janeiro. Una grande stagione per lui, una grande stagione griffata Gian Piero Ventura: va infatti al tecnico genovese di Cornigliano gran parte del merito per la sua resurrezione dopo i 5 golletti nel Genoa e le incomprensioni con il pubblico rossoblù.

PJANIC – Pennella un gol da applausi in una stagione romanista da record. Per Miralem, poi, la ciliegina sulla torta di questo 2014 indimenticabile sarà il Mondiale. Il primo nella breve storia della Bosnia, la manifestazione che può aggiungere lustro a uno dei migliori centrocampisti offensivi del calcio europeo.

CUADRADO – A 25 anni il colombiano ha raggiunto la piena maturazione. E battuto il suo record personale di marcature, raggiungendo quota 9 e a un passo dalla doppia cifra. Sembrava un’esagerazione quando si parlava di Cuadrado novello Asprilla. Ebbene, rispetto al mitico Tino magari il viola è un po’ meno estroso ma di sicuro è più professionale. E anche per lui il Mondiale può significare la definitiva consacrazione.

SILVESTRI – Debutta in A a 23 anni in una squadra, il Cagliari, che in stagione ha cambiato spesso padrone della porta. L’esordio porta vittoria e imbattibilità, Marco Silvestri (da Castelnuovo ne’ Monti, provincia di Reggio Emilia, paese natale di Paolino Monelli ex bomber tra gli altri di Monza e Fiorentina) sfodera alcuni interventi da campione e non fa rimpiangere gli Avramov, Agazzi e Adan che lo avevano preceduto in stagione.

 

I CATTIVI

KAKA’ – Troppo facile il tiro al Balotelli. Ok, SuperMario è disperso ma anche Kakà non è più lui. Lento, svuotato di idee e di energie, fotocopia sbiadita non solo del Ricardino dei tempi felici milanisti ma anche di quelli più anonimi nel Real. Gli va bene che tutte le critiche portano a… Mario.

BARDI – Nel Livorno che sembra destinato a ritornare in B non sta brillando ultimamente Francesco Bardi. Difficile essere profeta in patria (Cristiano Lucarelli, con i suoi 100 e passa gol in amaranto ne sa qualcosa…), ma il 22enne portiere di proprietà dell’Inter ha le sue belle responsabilità in questa striscia negativa del Livorno. Compreso il gollonzo subito da Mauri.

D’AMBROSIO – Nel Torino viaggiava sulle fasce che era un piacere. Nell’Inter gioca con il freno a mano tirato. Che la maglia nerazzurra pesi effettivamente troppo? Di sicuro, meglio di lui contro il Napoli fa l’over 40 Javier Zanetti. Che con competitors del genere può tranquillamente decidere di prolungare la sua attività agonistica…

GUARALDI – Lo sportivissimo pubblico bolognese (come si diceva una volta…) applaude a fine partita giocatori e allenatore (Ballardini) nonostante lo 0-3 subito dalla Fiorentina. Ma per il presidente sono insulti dal primo all’ultimo minuto. Insulti che non giustifichiamo, per carità. Ma le colpe di questa disgraziatissima stagione di chi possono mai essere se non di una dirigenza che ha allestito una squadra imbarazzante e licenziato un tecnico (Pioli) che lo scorso anno aveva ottenuto una lusinghiera salvezza?