La prima volta di Fredy e lo smemorato VeltronI

PREMIO MATCH WINNER – Aveva finito lo scorso torneo stabilendo il record personale di gol: 6. Mai, neppure in Colombia, nel Boca, nel Saint Etienne o nel Porto aveva segnato tanto in un singolo torneo. Ma dei 14 precedenti centri in Serie A ne aveva segnato uno alle storiche rivali, Milan o Juventus. Così Fredy il colombiano, spesso bersaglio della tifoseria per quel suo gioco a volte un po’ anarchico e impreciso, scrive una pagina importante della storia interista. Trascinando la Beneamata in cima alla classifica a punteggio pieno. A più 8 sulla Juve (sua sfumata destinazione nel gennaio 2014) e a più 5 sui rossoneri.

PREMIO SESTETTO D’ORO – Gianluca Rocchi ha arbitrato benissimo risultando a nostro avviso il migliore in campo. I suoi due guardalinee – Giallatini Alessandro da Roma e Padovan Andrea da Conegliano – hanno azzeccato tutto. I due arbitri d’area – Orsato e Valeri – sempre attenti e concentrati. Il sesto uomo, l’aostano Riccardo Di Fiore, è stato dialogante e comprensivo. Insomma, complimenti a chi spesso è facile bersaglio delle recriminazioni soprattutto dei perdenti.  

PREMIO SMEMORATO – Le interviste a doppia pagina di Walter Veltroni sul Corriere dello Sport sono davvero godibili. Si leggono tutte d’un fiato e regalano sempre spunti interessanti. La settimana scorsa Fabio Capello, sabato 12 il mito Dino Zoff. Competenza calcistica e bella scrittura, il mix vincente che caratterizza la rubrica veltroniana. Davvero un peccato dover tirare le orecchie all’ex sindaco di Roma per un erroraccio da matita blu che da un politico, poi, mai ci saremmo aspettati. Quando infatti Veltroni incalza Zoff sul caso delle sue dimissioni post finale Italia-Francia di Euro2000 gli chiede: “Ma dopo quella partita il Presidente del Consiglio la attaccó…”. Eh no, caro Veltroni. Nel giugno del 2000 il Cavaliere era da anni all’opposizione, essendo in carica il governo Amato. Amnesia doppiamente grave essendo allora il medesimo Veltroni segretario dei Ds, azionisti di maggioranza del governo…
PREMIO RIMPIANTO CHAMPIONS – La doppietta di Alessandro Matri al suo debutto in biancoceleste oltre a regalare 3 punti importanti lascia in casa Lazio rimpianti grandi così. Perchè con a disposizione l’ex attaccante di Cagliari, Milan e Juve forse il preliminare Champions contro il Bayer Leverkusen poteva avere un’altra storia. Invece il presidente Lotito ha voluto aspettare (alias speculare) e senza Klose e Djordjevic, cioè senza un centravanti di ruolo, la squadra di Pioli è stata eliminata da un’avversaria non proprio insuperabile. Che avrebbe sofferto non poco la “presenza” in area del bomber-bel-tenebroso.

PREMIO  FIGURINE PANINI – Forse sarebbe il caso che a Modena – sede delle mitiche Figurine Panini – decidessero un restyling delle bustine più apprezzate da bambini, ragazzi e giovani-adulti. Proponiamo infatti di sostituire la storica rovesciata-icona di Carletto Parola, centromediano della Juve anni Quaranta-Cinquanta. Perchè ormai il cileno Mauricio Pinilla ha fatto della “chilena” (come è definita in Sudamerica la rovesciata acrobatica) il suo marco di fabbrica. Splendida quella di Reggio Emilia al Sassuolo, splendide quelle (almeno cinque) regalate al pubblico dall’attaccante dell’Atalanta nel corso delle ultime stagioni. Insomma, ormai la rovesciata è un copyright di Pinilla. Giusto rendergliene merito anche… ufficialmente.

PREMIO FALSA PARTENZA – L’exploit della scorsa stagione aveva tolto a Massimiliano Allegri l’etichetta di “mister falsa partenza”. Adesso il trittico orribile (un punto su sei in casa contro Udinese e Chievo; zero nell’unica trasferta in casa della Roma) ricorda per certi aspetti il disastroso avvio della sua prima stagione in A con il Cagliari (cinque sconfitte consecutive nel 2008-09) o quello del suo ultimo campionato milanista (cinque punti nelle prime cinque giornate). Chissà che la Champions non possa lenire le ferite nostrane…

Malagiustizia federale e il gioiello Pogba

PREMIO PREDICATORE D’ORO – Il Profeta, trasformato da Mancini (uno che se ne intende) in trequartista, torna a fare proseliti. La sua predicazione, specie col fatato piedino sinistro, è un piacere per gli occhi: punizione mancina e capriola senza mani nel primo tempo, tocco felpato a incrociare e tuffo sull’erba dell’Olimpico nel secondo. L’Inter vola, la Lazio piange (e una bella mano alla squadra di Pioli la danno anche gli inadeguati assistenti di Massa: Passeri e Fiore) e il pubblico biancoceleste fischia il vecchio idolo. Così va il calcio…

PREMIO PARLAR CHIARO – Roberto Donadoni è mediaticamente uno degli allenatori peggiori che possano capitare: il suo valore davanti a taccuini e microfoni è inversamente proporzionale al suo valore professionale. Mai una polemica, mai una parola fuori posto. Insomma, un “prete” che regala pochi titoli. Il Donadoni post Parma-Napoli è proprio per questo una sorpresa. E quell’aggettivo “schifoso” sull’atteggiamento di alcuni tesserati del Napoli (calciatori e/o dirigenti) che pietivano i tre punti all’insegna del “tanto voi del Parma siete falliti e retrocessi” sintetizza alla perfezione un certo andazzo del calcio italiano.

PREMIO TALENT SCOUT – In attesa del big match di mercoledì la Juve ha dato una bella rispolverata all’argenteria più preziosa. Paul Pogba-Il ritorno lascia il segno contro il Cagliari e lucida le scarpette per la serata di gala della sua carriera. Proprio là a Madrid dove nel 2001 la Juventus cedette a peso d’oro un altro straordinario talento francese, Zinedine Zidane, pagato 7,5 miliardi di lire al Bordeaux nell’estate ’96 e venduto per 150 cinque anni dopo proprio ai Galacticos. Pogba è stato pagato dalla Juve 300mila euro (di indennizzo Uefa) al Manchester United. Vale già, come minimo, 100 milioni. Roba che Moggi-Bettega, al confronto del tandem Marotta-Paratici, diventano dilettanti…

PREMIO MALAGIUSTIZIA – Due settimane fa tutti a indignarsi per la bomba carta lanciata in mezzo ai tifosi del Torino della curva Primavera. Tentata strage, è ora di finirla, basta con il tifo violento. Succede poi che la Corte d’appello federale sospende la chiusura della curva juventina per due giornate invocando – in base a un documento dell’Osservatorio del 27 aprile – un supplemento di indagini. Peccato che le indagini, nel frattempo, le abbia portate avanti brillantemente la Questura di Torino che ai primi di maggio identifica i 4 responsabili del folle lancio. Evidentemente in Federazione, nello specifico i componenti della suddetta Corte d’appello, non leggono i verbali della Questura competente. E neppure i giornali. E così ci si chiede come sia stata possibile la chiusura della Curva Sud romanista per gli striscioni (di pessimo gusto) contro la mamma di Ciro Esposito e sia invece  misteriosamente slittata quella della Curva juventina per un gesto che poteva costare carissimo e magari far piangere l’ennesimo morto.

 

Cavanda piede caldo e ultrà… da applausi

PREMIO OTTOVOLANTE – Non c’è partita: Stefano Pioli, che da queste colonne avevamo elogiato spesso ai tempi del Bologna, incarta l’ottava vittoria consecutiva in campionato (più quella al San Paolo di Coppa), supera la Roma, si issa al secondo posto e sfida la Juve sognando di accorciare a 9 con l’eventuale nono successo i punti di distacco dalla vetta. Applausi.
PREMIO PIEDE CALDO – Nel poker grandi firme dell’Olimpico (Mauri, Klose, Candreva e Felipe Anderson) manca il nome di Luis Pedro Cavanda. Il treccioluto esterno di destro d’origini angolane non entrerà nel tabellino Panini della vittoria contro l’Empoli ma dal suo educatissimo piede partono i morbidi cross per le due testate che mettono in discesa la partita della Lazio. Mauri e Klose ringraziano, la Curva Nord va in delirio.
PREMIO ORATORIA… DA TRE PUNTI – C’è stata molta ipocrisia in tanti mezzi d’informazione a proposito del “concione” tenuto da Claudio Galimberti alias Il Bocia, capo ultrà dell’Atalanta, alla vigilia della sfida contro il Sassuolo. Visto su youtube, il discorso che ha scandalizzato tanti colleghi benpensanti non aveva nulla di così devastante. Toni coloriti, certo, ma figli della passione. I calciatori di Reja erano in (doveroso) ascolto davanti alla tribuna del vecchio Brumana dove il Bocia e un migliaio di suoi seguaci erano piazzati per assistere all’allenamento e strigliare una squadra che ultimamente aveva deluso assai. Senza violenza, senza eccessi, anche peraltro con la presenza di bambini e ragazzi insieme agli ultrà. Certo, se l’Atalanta avesse perso, tutti a dire e scrivere che la squadra era stata terrorizzata alla vigilia. Invece con il 2-1 tutti muti. Forse che magari quel discorsetto non abbia davvero scosso un po’, nel senso buono, Denis e compagni? Insomma, è sempre facile demonizzare l’ultrà. Un po’ meno a volte comprenderne fino in fondo quell’amore un po’ sopra le righe ma quasi sempre sincero che lo caratterizza.
PREMIO ORGOGLIO & DIGNITA’ – Antonio Cassano lo aveva definito in modo sprezzante Crisantemo quando salutò la compagnia (e la barca parmigiana che stava affondando). Roberto Donadoni ha risposto sul campo: il suo Parma senza soldi ha orgoglio e dignità da vendere. E chissà che prima delle partite (a proposito, 7 punti sui 9 disponibili nelle ultime tre gare) non riecheggino nelle orecchie dei suoi giocatori le note e le parole targate Lucio Battisti…
PREMIO BOMBER SORPRESA – In trenta e passa partite in A con il Milan non aveva mai segnato lo straccio di un gol. Di lui si ricordava quel palo al Camp Nou che poteva riaprire Barcellona-Milan di Champions 2013 e una traversa (spezzata) in allenamento a Milanello che fece a suo tempo il giro del web. La focaccia e la maccaia genovese evidentemente hanno fatto bene a Niang, che adesso nel Genoa segna a raffica. E si fa rimpiangere da un Milan che – Menez a parte – non ha attaccanti dai grandi numeri.

Pioli mr Qualità e le… uova di Tevez

PREMIO NUMERO 10 – La tradizione dei grandi numeri 10 bianconeri (da Sivori a Roby Baggio, da Zidane, che in realtà indossava il 21, a Del Piero) continua. Tevez ha caratteristiche certo diverse e tecnica forse un briciolo inferiore a quella di Sivori, Baggio e Zidane ma, per dirla in argentino, ha due “huevos” (uova, ovvero palle) così. Il gol che Carlitos segna entra nella top five della sue perle juventine quattro giorni dopo la sassata di Dortmund che aveva ipotecato il passaggio ai quarti di Champions.
PREMIO CAPITAN PRESENTE – Una zampata mancina da centravanti vero, un’esultanza rabbiosa con al braccio la fascia di capitano per l’assenza di Totti. Dopo un periodo buio, Daniele De Rossi torna protagonista. E, forse non è un caso, la Roma torna a vincere.
PREMIO FIASCHI DEI FISCHI – Sabato Tagliavento (rigore negato al Cagliari per fallo su Sau e rigore inventato omaggiato al Milan per intervento di Ceppitelli su Cerci ben lontano dall’area), domenica Calvarese: che non vede lo sgambetto di Pinilla su Henrique che porta al gol del momentaneo vantaggio atalantino al San Paolo.
PREMIO LACRIME NAPULITANE – Ok, c’era il fallo su Henrique e dunque non il gol di Pinilla. Ma le giuste recriminazioni della dirigenza del Napoli non devono far dimenticare una prestazione davvero sotto tono: contro l’Atalanta infatti la squadra di Benitez ha fatto troppo poco e male prima della rabbiosa carica nel finale. E neppure in superiorità numerica ha dato l’impressione di poter portare a casa i tre punti anche prima del gol contestato (e irregolare).
PREMIO QUALITA’ – Una Lazio da Champions, una Lazio da applausi. Due gol e tre legni contro il Verona per la sublimazione della stagione di Stefano Pioli: fortemente voluto e difeso dal presidente Lotito, il tecnico emiliano sta proponendo un calcio high quality. Con interpreti certamente di grande spessore (a proposito, Felipe Anderson ha sfoderato un gran gol di testa non certamente in linea con il suo più classico repertorio) ma con un gioco arioso e armonioso che poche squadre in questa Serie A sanno proporre.

Ok Pippo, il calcio… è giusto. E W la triade

PREMIO ARRIVEDERCI ROMA – Rudi Garcia esce con la sua Roma tra i fischi dell’Olimpico. Dopo la pareggite, ecco la prima sconfitta casalinga in campionato. A -14 dalla Juventus, ha soltanto un punticino di vantaggio sulla Lazio a presidio del secondo posto e quattro lunghezze di scarto sul Napoli quarto in classifica. Vero, l’Europa League è un obiettivo alla portata. Ma una squadra così scombiccherata come quella della ripresa contro la SuperSamp di Mihajlovic non dà l’impressione di poter fare grandi cose. Nè in Italia nè tantomeno in Europa.

 PREMIO GIUSTIZIA E’ FATTA – La vita è spesso ingiusta e il calcio è una metafora della vita. Ebbene, sarebbe stato ingiusto assai che il Milan vincesse al Franchi. Dopo la clamorosa traversa interna di Basanta nel primo tempo, ecco nella ripresa il “gollonzo” di Destro: tiro sballatissimo di Bonaventura che si trasforma in assist involontario per il secondo centro rossonero dell’ex romanista. Poi però c’è una Giustizia dei prati verdi: Joaquin disegna il cross perfettodi destro per la zuccata di Gonzalo Rodriguez, poi dalla parte opposta il cross mancino al bacio è di Pasqual e la testata giusta è di Joaquin. Partito in panchina, lo spagnolo, e buttato nella mischia a inizio del secondo tempo al posto di Richards. Il confermatissimo Pippo Inzaghi si ritrova così con 35 punti raccolti in 27 giornate (sugli 81 disponibili). Tristezza per la squadra che ancor oggi è – con il Boca – quella più titolata del mondo.
PREMIO FELIPAO MERAVIGLIAO – In una Serie A dove dominano i gol argentini, la bandiera del Brasile è tenuta alta dal numero 7 biancoceleste. Arrivato a quota 8 in campionato con le due perle del Comunale-Olimpico torinese. A 22 anni ancora da compiere, Felipe Anderson – ex compagno nel Santos e amico di Neymar – è l’arma in più di Stefano Pioli. Che ha il merito di aver dato fiducia totale a un talento che lo scorso anno riuscì a mettere insieme solo 13 spezzoni di presenze, mai una partita intera con Petkovic prima e Reja poi. Otto gol, come si diceva, la stessa cifra del doriano Eder. Uno che però ha barattato la verde-oro del Brasile con il tricolore italiano.
PREMIO PAZIENZA ESAURITA – Il confronto tra le due medie è imbarazzante: la (quasi sempre) brutta Inter di Mazzarri aveva collezionato 16 punti in 11 partite (media 1,45) mentre la (sempre più spesso) brutta Inter di Mancini ne ha conquistati 21 in 16 gare (media 1,31). San Siro fischia, al duo Thohir-Moratti girano tremendamente i cabasisi (per dirla con Montalbano). E ora all’Inter 2015 non resta che provare a vincere l’Europa League per tornare nelle Coppe. Prima (sperando che non sia l’ultima…) fermata giovedì sera per Inter-Wolsfburg.
PREMIO TRIADE – C’entrano niente Giraudo-Moggi-Bettega. La triade di cui al titolo è quella dello staff tecnico dell’Hellas. Mandorlini capo allenatore, Roberto Bordin vice ed Enrico Nicolini (per tutti, a Genova, il Netzer di Quezzi dal quartiere natio attaccato allo stadio di Marassi) collaboratore. Tre che in campo non tiravano indietro la gamba e azzannavano spesso i garretti dei grandi campioni che dovevano marcare/controllare. Ci voleva coraggio dopo il doppio salto dalla C alla A e la splendida salvezza ottenuta lo scorso anno a rimanere ancora al timone del Verona. La triade questo coraggio ce lo ha messo tutto. Applausi. Perchè ci voleva davvero una bella dose d’incoscienza a ripartire senza i gol, le accelerazioni e le geometrie della coppia Iturbe&Romulo e con un Toni con un anno in più sulle larghe spalle.

Il 7bello di Pogba, SuperMiro e MiniPippo

PREMIO SETTEBELLO – Non segnava da 7 partite di campionato, ha segnato il suo gol numero 7 in questo torneo. Paul Pogba, sempre lui, ancora lui. Il gioiello prelevato a costo zero dallo United che – alla sua terza stagione in bianconero – si sta confermando come uno dei talenti più puri del calcio mondiale. Un’annata con tanti alti e qualche basso per il francesone che però quando più la Juve lo necessitava si è fatto trovare pronto. Firmando il siluro da tre punti contro il Sassuolo, mettendo forse la firma allo scudetto numero 31. In attesa della consacrazione in Champions a Dortmund tra una decina di giorni…

PREMIO USATO SICURO – A 37 anni ancora da suonare, Miro Klose è tanta roba. Non ci voleva la doppietta alla Fiorentina per scoprirlo. Ma in un momento così buio per il calcio italiano avere in Serie A il bomber mundialista di tutti i tempi (con 16 gol, meglio di Ronaldo il Fenomeno e Gerd Mueller) è un orgoglio. E per i tifosi della Lazio una libidine. Che per ora si trasfigura in un terzo posto a pari merito con il Napoli. Vuoi vedere che dopo anni di vana rincorsa, la Lazio era Lotito può centrare il Grande Obiettivo della Champions? Di sicuro con Pioli in panchina e Klose là davanti ha centrato l’allenatore e il bomber giusti…
PREMIO FISCHIETTO MAGICO – Diciamo la verità: al minimo errore siamo sempre pronti a bacchettarli, a vivisezionare ogni decisione con l’aiuto delle tante telecamere a disposizione e la prosopopea di chi la sa lunga. Ebbene, da moviolista (pentito) non capisco perchè quando un arbitro – come nello specifico Gianluca Rocchi domenica sera in Napoli-Inter – fa una partita perfetta non gli si appioppi in pagella un bell’8 pieno pieno. La Gazzetta e Repubblica lo gratificano con un 7, il Corriere dello Sport gli dà un positivo 6,5 mentre Corriere della Sera e Stampa considerano la sua direzione sufficiente (6). Controcorrente va Tuttosport con un ingeneroso 5,5. Per noi Rocchi nella serata del San Paolo è stato meglio (perchè più continuo) di Icardi e Higuain. E si merita un bene, bravo, 8+. Adesso lo aspetta la Champions League, AtleticoMadrid-Bayer Leverkusen potrebbe essere la “sua” partita. In bocca al lupo.
PREMIO CATENACCIO 2015 – Ben gli sta, avrà sussurrato sabato sera qualche amante del bel calcio: il cambio Bocchetti per Pazzini ha certificato la inadeguatezza di Pippo Inzaghi ad allenare una squadra dal blasone del Milan. Che in casa contro il Verona, senza emergenze particolari, non può difendere gli ultimi minuti con tre difensori centrali e due laterali. Per poi prendere un gol come quello di Nico Lopez. A rendere davvero imbarazzante il bilancio in panchina del fu Superpippo Gran Predatore delle aree di rigore un dato che non è solo numerico (10 punti su 30 disponibili nel 2015): nell’anno nuovo delle 10 sfide di campionato il suo Milan ne ha giocato ben 7 contro squadre che lo seguono in classifica e di queste ben sei casalinghe. Ebbene, a San Siro contro Sassuolo, Atalanta, Parma, Empoli, Cesena e Verona il bottino rossonero è stato povero in quanto a punti (8 sui 18 disponibili) e disarmante in quanto a qualità di gioco.
PREMIO FAIR PLAY – Il pubblico di Udine è notoriamente di palato fine. Una prova in più l’ha data applaudendo per quasi due minuti di fila la strepitosa giocata dell’ex (che aveva appena segnato senza peraltro esultare…) Fabio Quagliarella: gran numero e destro a incrociare sul palo. Difficile ricevere un attestato di stima del genere per un calciatore, per di più fuori casa. E così gli applausi li rigiriamo allo sportivissimo pubblico (una volta si diceva così…) del Friuli.

I tituli di Mou, il Faraone e Glik alla terza…

PREMIO MISTER TITULI – Arieccolo mister Mou, alias o senhor Josè. Con il suo Chelsea batte 2-0 il Tottenham in uno dei millanta derby londinesi e si porta a casa la terza Coppa di Lega inglese che poi è anche il suo 21esimo titolo in carriera. Erano parecchi mesi (30) che Mourinho non alzava al cielo un trofeo, un’eternità per chi come lui ai “tituli” ci aveva fatto l’abitudine. Uno zuccherino nerazzurro nell’amara domenica della sconfitta contro la Fiorentina. Tanto per fare una botta di conti, 7 trofei Mou li ha vinti con il Chelsea, 6 con il Porto, 5 con l’Inter (tra cui il Triplete del 2010) e 3 con il Real Madrid. Che a ben vedere costituisce l’unico (piccolo) fallimento della sua vita panchinara, avendo vinto in tre anni con l’equipo merengue “solo” una Liga, una Copa del Rey e una Supercopa di Spagna.
PREMIO FARAONE – Da un mese Mohamed Salah veste il viola e l’impatto non poteva essere migliore: 6 partite e 4 gol tra cui due storici. Quello che ha dato la certezza alla Fiorentina di eliminare il Tottenham in Europa League e quello che ha permesso di esorcizzare la striscia negativa di 12 sconfitte consecutive nel San Siro interista. Complice l’eclissi totale di Stephan El Shaarawy (pure lui un classe ’92) adesso il vero Faraone del calcio italianoè l’egiziano numero 74 della Fiorentina. Perchè il 74? Perchè rappresenta il numero dei morti dell’eccidio di Porto Said, dove nel febbraio 2012 si scatenarono violentissimi incidenti tra i tifosi dell’Al Ahly e dell’Al Masry.
PREMIO FEDELTA’ GRANATA – Glik Glik Glik, urlato a squarciagola tre volte di fila è l’urlo di battaglia della Curva Maratona. L’omaggio al capitano coraggioso di questo Toro dei miracoli che guidato in panchina dal Santone di Cornigliano, Gian Piero Ventura, sta strabiliando l’Europa e scalando posizioni anche in campionato. La sua zuccata vincente condanna il Napoli e riporta i granata a ridosso della zona coppe. Il pareggio di Firenze, la magica notte di Bilbao, la vittoria contro l’armata di Benitez. E’ un Toro scatenato, che non perde dalla domenica della (ingiusta) sconfitta nel derby. Dodici risultati utili in campionato (6 vittorie e 6 pareggi), ottavi di finale in Europa League: e il polacco Kamil Glik ne incarna la mistica. Con 6 gol è il capocannoniere granata in campionato. Ha segnato più in questo torneo che nei precedenti tre messi assieme (cinque reti). Lui, Darmian, Vives e Basha sono gli unici reduci della squadra che Ventura raccolse – tra fischi e polemiche – nell’estate 2011. Promozione, salvezza, settimo posto con i gol di Cerci & Immobile e adesso questo altro capolavoro. All’insegna del triplo Glik…
PREMIO FEDELTA’ HELLAS – Juanito Gomez nel Verona ci giocava anche in Serie C. E’ poi stato con Mandorlini uno dei protagonisti del ritorno in A e del grande torneo 2013-14. In questo campionato, proprio quando l’Hellas rischiava di precipitare nei bassifondi della classifica, ecco il 21 gialloblù tornare alla ribalta. Sua la firma sul 2-1 a Cagliari. Di questo argentino di quasi 30 anni nato nella città di Batistuta, Reconquista, e che in Argentina praticamente non conosce nessuno. Perchè da ragazzo, dopo aver giocato nelle giovanili del Boca prima e dell’Arsenal di Sarandì poi, decise di provare l’avventura in Italia partendo dai dilettanti del Ferentino. Con “dos huevos asì”, come dicono da quelle parti. Perchè sì, ci vogliono “due palle così” per cominciare dal fondo e toccare i vertici del calcio italiano. Che non sarà più quello dei tempi di Balbo & Batistuta ma è pur sempre un campionato top. Top come Juan Ignacio Gomez Taleb, meglio conosciuto come Juanito Gomez.
PREMIO LINEA GRIGIOVERDE – Stefano Pioli ha assemblato proprio un bel mix grigioverde, di vecchi leoni e giovani aspiranti campioni. La sua Lazio torna grande con il 3-0 inflitto a Reggio Emilia al Sassuolo. Protagonisti un classe ’93 (il ritrovato Felipe Anderson, al sesto gol in campionato dopo un lungo stop causa infortunio), un classe ’94 (Cataldi) e un classe ’95 (Keita). Ma sugli scudi nella squadra di Pioli ci sono anche capitan Mauri (classe ’81) e l’immarcescibile Miro Klose (classe ’78), a segno anche lui e adesso anche lui a quota 6 in classifica cannonieri. Quando si dice che la linea verde e quella grigia se ben shakerate possono portare buoni risultati.

Alla Quaglia-collection manca solo la Juve…

PREMIO MIRACOLO ITALIANO – Zaza-Sansone-Berardi. Alla faccia del tridente. Il tris italiano asfalta l’Internazionale. In totale fanno 8 Zaza, 6 Berardi e 3 Sansone, uno che quando vede nerazzurro si esalta. In totale fanno 28 punti, due in più della multimilionaria Inter. Con ben 25 gol su 27 made in Italy (unica eccezione, l’intruso Taider autore di due reti). Il nuovo miracolo italiano di una squadra con pochi stranieri low cost porta la firma soprattutto di Eusebio Di Francesco. Che questo Sassuolo ha trascinato in A due anni fa e portato poi alla salvezza l’anno scorso (dopo la negativa parentesi di Malesani). Quest’anno mister Eusebio ha deciso di stupire: il suo Sassuolo diverte e segna ed è più vicino all’Europa che alla zona calda della classifica.
PREMIO ROVESCIATA D’ORO – Il gesto è di quelli che fanno parte della storia del calcio. Dalla rovesciata di paroliana memoria immortalata nei pacchetti delle figurine Panini a quelle “a colori” dei tempi moderni: quella di Pinilla (che ha dato due punti aggiuntivi all’Atalanta quando ormai la sfida con il Cagliari sembrava destinata all’1-1 finale) entra di buon diritto nella galleria delle più belle. Essendo poi l’attaccante cileno un maestro nel gioco acrobatico, tutto si può dire fuorchè sia stata una prodezza casuale…
PREMIO TRIS SOFFOCATO – Fabio Quagliarella è tra i più strenui difensori della “non esultanza” nei dopo-gol alle ex. Ebbene, delle 8 reti segnate in questo torneo ben 6 le ha riservate a sue vecchie squadre: una a Fiorentina, Napoli e Udinese, il fresco tris alla Samp. Sembra destino, povero Fabio. Adesso all’appello della Quaglia-collection manca giusto la Juventus: segnare la data del 26 aprile sul calendario, please…
PREMIO GEMELLI DEL NON GOL – Fernando, un colpo di testa a botta sicura nel primo tempo; Carlitos, un’occasione incredibilmente sprecata nel finale. Gli eroi dei 102 punti dello scorso campionato, il capocannoniere di questo torneo e il suo degno compare hanno visto annebbiato al Friuli il loro killer instinct. E lo 0-0 in casa Udinese (oltre che con l’ottima prova della squadra di Stramaccioni) si spiega proprio con la mira sbagliata dei due bomber di Madama.
PREMIO PRESUNZIONE – Aver parlato di Champions League e di Lazio terza potenziale forza del campionato ha portato evidentemente male in casa Lotito. C’è modo e modo di perdere: nella sconfitta all’Olimpico contro il Napoli, per esempio, la Lazio aveva giocato benissimo soprattutto nel primo tempo. Nello scivolone del Manuzzi la squadra dell’Aquila praticamente non è entrata in campo. Errore gravissimo di presunzione che addebitiamo, per competenza, al tecnico Pioli e a capitan Mauri. Tante altre volte stralodati su queste colonne.

L’operaio Moretti e il malinconico crepuscolo di Palacio

PREMIO SALTA LA PANCHINA – Sarà decisiva la sfida di Coppa Italia di martedì sera a San Siro contro la Lazio (in palio, con partita secca, l’accesso alla semifinale) ma è un dato di fatto che l’avventura di Pippo Inzaghi sulla panchina del Milan sia ormai al capolinea. Idee poche e confuse. Ciuffo che da sbarazzino si è trasformato in malinconico. Non basta essere stati un grande goleador per diventare un grande allenatore. O almeno non nella modalità Superpippo: due stagioni nelle giovanili (Allievi prima e Primavera poi) prima del grande (troppo grande…) salto. Ancelotti, per fare un nome caro ai tifosi rossoneri, aveva prima fatto gavetta come secondo di Sacchi a Usa ’94, poi ottenuto una storica promozione in A con la Reggiana e quindi allenato con buoni risultati il Parma due anni e (tra mille contestazioni) la Juve per due stagioni e mezza. Prima di sostituire Terim e dare il via al ciclo magico culminato in rossonero con la vittoria di due Chasmpions League (2003 e 2007).
PREMIO MONSIEUR FOOTBALL – Non ci sono più parole nè aggettivi per descrivere le prodezze di Paul Pogba. Autore contro il Chievo di un gol strepitoso prima di provocare il raddoppio di Lichsteiner grazie a un suo tiro non trattenuto da Bizzarri. Semplicemente fenomenale.
PREMIO MALINCONIA – Rodrigo Palacio ha – già da prima del Mondiale – problemi fisici di difficile soluzione. Stringe i denti e lotta, l’argentino, ma l’apporto alla causa interista è davvero poca cosa. San Siro mugugna, i gol scarseggiano e la sensazione ormai è quella di un grande giocatore al capolinea della carriera.
PREMIO CLASSE OPERAIA IN PARADISO – Emiliano Moretti, 34 anni, professione difensore, è il classico giocatore che fa la gioia di ogni allenatore. Professionista scrupoloso, dove lo metti sta senza creare problemi o sollevare polemiche. Nella sua carriera fatta di quasi 250 presenze in Serie A il gol a San Siro, che 26 anni dopo ha restituito un Toro vittorioso in casa Inter, è decisamente il top. E ci regala una curiosità: quando vede nerazzurro Moretti si scatena, Ha segnato infatti solo 4 reti in A: uno al Catania nello scorso campionato, due all’Inter e uno all’Atalanta.
PREMIO MISTER SOTTOVALUTATO – Sarà perchè dimostra di più dei suoi 48 anni. Sarà perchè, come da calciatore, ama il basso profilo. Fatto sta che Stefano Pioli non sembra godere di buona stampa. Eppure questo è il 12esimo anno che allena tra A e B e tolto il suo debutto nella massima serie (Parma 2006-07) e la scorsa stagione a Bologna ha sempre fatto più che bene. Dimostrando in questa annata laziale di non soffrire neppure la piazza importante con grande pressione mediatica.

PREMIO PAZIENZA DI GIOBBE – Una quindicina di anni fa Javier Saviola detto El Conejo (il Coniglio) era considerato in Argentina l’erede di Maradona. Patente affibbiata ad almeno una decina di attaccanti prima dell’esplosione di Messi a metà della prima decade del Duemila. Dal River Plate al Barcellona per finire adesso all’Hellas Verona, Saviolita ha battuto tanti campi dei più quotati campionati europei. Segnando caterve di gol e imponendosi come professionista serio e affidabile. Mandorlini gli aveva finora dato pochissimo spazio fino, lui non ha mai alzato la voce facendosi sempre trovare pronto negli scampoli di gara concessigli dal tecnico. Contro l’Atalanta invece l’allenatore gialloblù ha deciso di andare contro le sue convinzioni schierandolo come seconda punta al fianco di Toni. E il paziente Saviola lo ha ripagato con un gol (da tre punti) e una prestazione coi fiocchi.

 

I buoni e i cattivi del campionato

Serie A: AS Roma vs FC JuventusI BUONI

TEVEZ – L’Apache è uno dei pochi stranieri che potrebbe essere grande protagonista anche nei top campionati d’Europa. La personalità e il fiuto del gol dell’argentino sono stati determinanti per la conquista del 30esimo scudetto bianconero, terzo consecutivo dell’era Conte. E’ mancato, come tutta la Juve, nella ribalta delle Coppe europee ma lo strapotere bianconero in Italia nella stagione dei 102 punti porta la firma pesante dell’attaccante scuola Boca. Continua a leggere