Roma & Toro, tridenti atomici

PREMIO ATTACCO ATOMICO – In nove giornate è andata in bianco solo a Firenze. La Roma si rimette sulla scia della Juve in attesa dello scontro diretto e tocca/supera quota 20. Non male, 23 centri in 9 giornate. Esprime il capocannoniere – Dzeko salito a quota 8 – e una bella varietà di altri cannonieri: Salah è a quota 5, Perotti – infallibile dal dischetto – a 3, Totti  a 2 (entrambi su rigore), El Shaarawy a 2. Unica nota stonata l’assenza dal tabellino dei marcatori di Radja Nainggolan, uno che di gol in A ne ha già segnati 20 ma che quest’anno non si è ancora sbloccato.

PREMIO TRIDENTE – A proposito di gol, solo la Roma ha segnato più del Torino (23 a 19): un Toro che può vantare un tridente (peraltro a forti tinte giallorosse) di primissima qualità: ben 13 delle 19 reti realizzate dai granata arrivano dal trio meraviglia Ljajic-Belotti-Iago Falque. Da destra a sinistra, 3 il serbo, 5 il Gallo e 5 lo spagnolo. A conferma che con il 4-3-3 in fase offensiva Sinisa Mihajlovic è un maestro.

PREMIO ULTIMA SPIAGGIA – Il disastroso primo tempo di Bergamo, le tre sconfitte consecutive in campionato, il misero punticino raccolto sugli ultimi 12 a disposizione: insomma, l’Inter che dopo la vittoria di Empoli era terza a -2 dalla Juve (battuta con merito appena la settimana precedente a San Siro) adesso si ritrova con sole cinque squadre alle spalle, a -10 dai bianconeri e a -8 dalla zona Champions. De Boer fa tenerezza con quell’itagnol che regala ai microfoni e meriterebbe migliori fortune. Intanto gli tocca giocarsi la panchina mercoledì sera contro il Torino. Un Toro peraltro che ha fatto bottino pieno nelle ultime due sfide con i nerazzurri a San Siro.

PREMIO FORZA CALABRIA – Ispira simpatia il Crotone, terza squadra calabrese ad affacciarsi in Serie A, ancora a secco di vittorie a quasi un quarto di cammino. I paragoni con le “prime volte” di Reggina e Catanzaro sono dolceamari: la Reggina nella stagione 1999-2000 riuscì a salvarsi agevolmente vincendo la prima in A alla terza giornata (Bologna-Reggina 0-1 a firma Possanzini); il Catanzaro nel 1971-72 retrocesse e dovette aspettare la 16esima giornata (prima di ritorno) per festeggiare la prima vittoria nella massima divisione. Ma fu un successo storico: 1-0 alla Juventus con gol di Mammì.

 

 

Icardi capitano vero, Stellone supermister

PREMIO PASTA DI CAPITANO – Un bravo-bravissimo a Maurito Icardi. Gol da centravanti vero, rapace dell’area di rigore in anticipo su Gonzalez, e strepitoso assist per il gol-sicurezza firmato di testa in tuffo da Perisic. Di sicuro Mancini ha apprezzato. Paradossalmente più l’assistenza che la rete. Perchè denota, quel passaggio anticipato da gran movimento sull’ala destra, una partecipazione al gioco propria dell’attaccante moderno. Che Icardi, al di là delle sue doti di fromboliere, deve dimostrare di essere.

PREMIO PANCHINA D’ORO – Roberto Stellone un miracolo lo aveva già compiuto lo scorso anno portando per la prima volta in A il Frosinone. Adesso, dopo il 2-0 all’Udinese, i gialloblù frusinati hanno il Palermo nel mirino (a un punto) e neppure Atalanta e Udinese (a più 4) possono stare troppo tranquille. La squadra di Stellone gioca un calcio pratico e spesso piacevole, non ha grandi nomi in rosa ma con l’umiltà dei forti si è tenuta agganciata al treno-salvezza. Ricordavamo Stellone come attaccante di talento, al gol nel suo debutto in A con la maglia del Napoli (nientemeno che contro la Juve) e autore di una rete spettacolare in B in un Torino-Modena di giusto dieci anni fa. Lo ritroviamo maturo, nonostante i 38 anni che fanno di lui il tecnico più giovane della Serie A, e pronto al salto per una panchina più prestigiosa.

PREMIO SCHERZI DEL DIAVOLO -Le statistiche sono impietose: in 6 partite giocate in A tra San Siro e il Mapei Stadium, il Milan ha perso quattro volte contro il Sassuolo. La striscia di partite utili consecutive del Milan si ferma così a quota 9 e a Reggio Emilia si fermano anche le speranze di rimonta Champions e (quasi certamente) le chances di conferma di Mihajlovic per la prossima stagione. E meno male che il patron dei neroverdi, il presidente (uscente) di Confindustria Giorgio Squinzi, è un dichiarato tifoso rossonero…

PREMIO BUNKER BIANCONERO – I numeri di Gigi Buffon (quegli 836 minuti di imbattibilità) sono da gigante. Ma ci sono anche numeri più piccoli che esaltano la terza linea bianconera. Barzagli sblocca la sfida di Bergamo e torna al gol dopo quasi 4 anni (ultima rete in campionato sempre contro l’Atalanta nel 3-1 del maggio 2012), Bonucci è stato il protagonista dal dischetto della qualificazione alla finale di Coppa Italia e pochi giorni prima aveva messo in discesa anche la vittoria (2-0) contro l’Inter in campionato. Insomma, all’appello del gol manca solo (dei tre magnifici difensori centrali juventini) Giorgio Chiellini, ancora convalescente dall’ennesimo acciacco muscolare.

PREMIO SETTEBELLO GIALLOROSSO – In attesa della grande sfida di martedì sera al Bernabeu, a Roma ci si frega le mani facendo di conto. La gestione Spalletti ha portato la settima vittoria consecutiva, i nuovi acquisti del mercato invernale (El Shaarawy e Perotti) hanno portato in dote 7 gol e 7 assist. Insomma, peccato solo che a Madrid si giochi martedì 8 marzo, anzichè lunedì 7…

 

Bonucci leader maximo e il portafortuna Rocchi

PREMIO LEADER MAXIMO – Leo Bonucci e quella volee nell’area piccola da attaccante vero che sblocca Juve-Inter e apre la strada a tre punti di platino per i bianconeri. Gol da 10 e lode per il difensore centrale juventino, perlappunto il decimo in Serie A. Tipo tosto, il 19 bianconero: ormai da tempo si è caricato sulle spalle la leadership della difesa ma non disdegna di apporre la sua firma su sfide importanti. Quella di domenica sera come quella, con botta dalla distanza, del 5 ottobre 2014, la sera di Juve-Roma 3-2 e della “suonata di violino” di Rudi Garcia. Anche quella volta l’arbitro era Rocchi, evidentemente un portafortuna. E a proposito di corsi e ricorsi, Bonucci in maglia Inter e con Mancini allenatore non ha giocato solo la partita del suo esordio in A (subentrando a risultato acquisito a Solari in Cagliari-Inter 2-2 del campionato 2005-06); nella stagione successiva mise insieme altre tre presenze in Coppa Italia contro Messina, Empoli e Sampdoria e anche in quelle occasioni la porta interista rimase inviolata. Evidentemente un predestinato…

PREMIO STECCA D’ORO – Lo sport italiano è ancora lontano anni luce dal professionalismo di quello Usa. Là, negli States, è impensabile – per obblighi contrattuali ma anche per così dire “morali” – che un allenatore non si presenti ai microfoni nel dopopartita. Che si vinca o che si perda. Ecco, dopo Juve-Inter forse Mancini ha perso, oltrechè la voce, anche un po’ la faccia…

PREMIO PIPPERI – L’errore di D’Ambrosio con quello sciagurato colpo di testa trasformatosi in assist per Bonucci è la topica difensiva della domenica. Un erroraccio da matita blu che fa il paio – in fase offensiva – con il gol clamoroso che Pazzini sul risultato di Udinese-Verona 1-0 si è mangiato al Friuli. Chissà, sull’1-1 poteva nascere una partita diversa e per l’Hellas pote- vano aprirsi prospettive di salvezza più concrete…

PREMIO SPOGLIARELLO – Primo gol a Marassi per Fabio Quagliarella nella sua nuova avventura blucerchiata. Gol festeggiato con uno spogliarello e successivo cartellino giallo. Finalmente, è il caso di dire, dopo quei dopo-gol con il freno a mano tirato che gli hanno in pratica fatto chiudere anzitempo la sua stagione al Torino.

PREMIO QUANTO 6 BELLA ROMA – Sesta vittoria consecutiva per la Roma targata Spalletti, 18 punti raccolti in tre trasferte e tre partite casalinghe. La rinascita di El Shaarawy, il rilancio di Salah, il buon inserimento di Perotti. Tanti meriti al tecnico di Certaldo. E la polemica Totti che resta sullo sfondo e non disturba più di tanto. Adesso, l’8 marzo, serve il miracolo di Champions. Che non vuol dire vincere 3-0 al Bernabeu ma far bella figura e, nel caso, uscire a testa alta dall’Europa che conta. Per rientrarvi il prossimo agosto nei Preliminari.

Le corsie vincenti bianconere e il polacco d’assalto

PREMIO KALIDOU PENSACI TU – Per nulla scosso dai cori beceri a lui rivolti mercoledì sera all’Olimpico, accolto al San Paolo da migliaia di mascherine che ritraevano come omaggio il suo faccione, Kalidou Koulibaly è stato decisivo quasi quanto Higuain nella risicata vittoria di rigore contro il Carpi. Negli almanacchi, a futura memoria, si leggerà: Napoli-Carpi 1-0, Higuain su rigore al 24′ (per il sigillo numero 24 in 24 partite del Pipita). Ma sarebbe bene ricordare che a procurarsi il penalty è stato proprio il difensore, trattenuto e gettato a terra da Daprelà. Come dire, onore ai big ma giusto merito anche agli operai di Sarri.

 OK LA COPPIA E’ GIUSTA –  Sabato 31 ottobre – vincendo in rimonta il derby – la Juve inaugurò l’incredibile serie di 14 vittorie consecutive risalendo così da un imbarazzante 11esimo posto a -11 dalla vetta all’attuale seconda posizione a -2 dal Napoli. Non sappiamo se sabato prossimo Allegri darà ancora fiducia dall’inizio a Juan Cuadrado. Ci limitiamo a considerare che è stata sua la firma nel gol che ha messo in discesa la partita dei bianconeri al Matusa e che anche nel turno scorso da un suo tiro era nata la deviazione di De Maio per l’1-0 sul Genoa. E a proposito della rete nel derby e di quella a Frosinone, molto simile la dinamica: discesa perentoria sulla sinistra di Alex Sandro, cross rasoterra e zampata del colombiano. Come dire, ok la coppia (di esterni) è giusta. Funziona e segna.

PREMIO REGINA DEL MERCATO – Il tris di vittorie della Roma è figlio (oltrechè dell’incredibile traversa nel finale di Cassani) del mercato di gennaio. Con Spalletti in panca, anzitutto. E le firme di El Shaarawy contro il Frosinone e in casa del Sassuolo e di Perotti contro la Sampdoria. Insomma, se i numeri di Dzeko continuano a essere imbarazzanti (solo tre gol in campionato, uno solo su azione: il 30 agosto contro la Juventus…), l’apporto della sessione mercatara invernale è di prim’ordine. E consente alla Roma di accorciare in 270 minuti da 6 a 2 i punti di distacco dal terzo posto che vale la Champions.

PREMIO POLACCO D’ATTACCO – Gigi Delneri è un maestro di calcio. E lo sta dimostrando anche a Verona. Non è dato sapere se l’Hellas riuscirà nell’impresa (anzi, nel miracolo) di salvarsi. Sicuramente però vedere i gialloblù all’opera è un piacere per chi ama il bel gioco. Nei suoi schemi vengono sempre esaltate le qualità degli esterni che pompano e attaccano che è una meraviglia. Contro l’Inter ha fatto un partitone (l’ennesimo di questo inizio 2016) il polacco ricco di corsa, potenza e consonanti Pawel Wszolek. Uno che è arrivato in Italia da due anni e mezzo ma che prima di arrivare a Verona aveva giocato davvero pochino: complimenti nell’ordine a Delio Rossi, Mihajlovic e Zenga che alla Samp non hanno saputo valorizzare tale forza della natura.

PREMIO NERVI A FIOR DI PELLE – Non è sereno Roberto Mancini e lo si nota puntualmente nelle interviste del dopo-partita. Certo, al Bentegodi non è esploso come dopo Inter-Chievo. Ma le sue analisi, di solito lucide e oneste, continuano a essere poco convincenti. S’arrabbia giustamente per i gol incassati di testa da calci da fermo (due angoli e una punizione, tutti battuti da Marrone). Dimentica però che l’Inter non era andata in vantaggio grazie a un’azione manovrata ma per un colpo di testa di Murillo su corner di Brozovic. Recrimina per una vittoria sfumata. Ma dimentica che sul risultato di 3-2 Juanito Gomez si è mangiato un gol facile-facile che avrebbe potuto chiudere la partita. E sul capovolgimento di fronte è arrivato il 3-3 di Perisic. Insomma, se l’Inter cerca gol e gioco perduti, Mancio è ancora alla ricerca… di se stesso.

 

Chiamate Mancio 3-0 3-0 e le 50 sfumature d’azzurro

PREMIO ASCENSORE PER L’EUROPA – A Milanello, nella conferenza stampa della vigilia, Sinisa Mihajlovic aveva parlato del derby come di un ascensore che poteva portare alla gloria o bruscamente a un pian terreno fatto di stenti e lacrime sportive. Il 3-0 riporta il Milan in zona Europa (League) e fa tornare un po’ di sereno a Milanello e dintorni dopo settimane di critiche e tensioni. Senza dimenticare, comunque, che la squadra è a -6 dal terzo posto, ultimo valido per la Champions. Che, giova ricordarlo, alla vigilia della stagione era l’obiettivo minimo. Come è bene sottolineare che i tifosi rossoneri non godevano così in un derby (vincendolo cioè con tre gol di scarto) da quasi 5 anni. Da quel 3-0 (doppio Pato e Cassano su rigore) del 3 aprile 2011, stagione dell’ultimo scudetto milanista.

PREMIO CHIAMATE MANCIO 3-0 3-0 – L’Inter e Mancini sembrano ancora sotto choc da quella notte di insulti (più o meno omofobi) scambiati al San Paolo con Maurizio Sarri. Il polverone successivo non ha decisamente portato bene in casa nerazzurra: nell’ordine l’Inter ha raccolto un misero pareggio contro il Carpi e due pesanti sconfitte – tra Coppa Italia e campionato – contro le rivali più tradizionali, Juventus e Milan. Con lo stesso pesante punteggio. Tanto che adesso – parafrasando la celebre trasmissione radiofonica degli anni Settanta di Gianni Boncompagni “Chiamate Roma 3131” – i tifosi biancorossoneri hanno coniato un nuovo slogan: chiamate Mancio 3-0 3-0.

PREMIO FILOTTO BIANCONERO – Sono 15 le vittorie consecutive della Juventus tra campionato e Coppa Italia, 12 quelle in fila solo in Serie A, record (di Conte 2013-14) eguagliato. Come già a Udine, anche a Verona la squadra di Allegri ha mostrato una ferocia e una determinazione pazzesche. Si fa male Mandzukic e si ferma Dybala ma esplode Morata. Si rivedono le magie di Pogba. Alex Sandro si rivela un acquisto azzeccato sulla corsia sinistra. Insomma, si avvicina sabato 13 febbraio, il gran giorno (anzi, la gran notte) di Juventus-Napoli. Uno scudetto per due. 

PREMIO 50 SFUMATURE DI AZZURRO – La manita di Sarri al suo ex Empoli porta a quota 50 il bottino di reti in campionato del Napoli, di gran lunga il miglior attacco della Serie A in queste prime 22 giornate. Il Pipita – a quota 22 – continua la sua rincorsa ai record di Angelillo e Nordahl e prosegue nella sua media perfetta di un gol a partita. L’attacco azzurro, nella sua globalità, si porta così a +8 su quello della Juventus che è seconda anche nella classifica dei gol fatti.

PREMIO TACCO DI ALLAH – El Shaarawy ha un nome cristiano (Stephan) e un padre egiziano di religione musulmana. La sua famiglia, in realtà, non è troppo praticante e a quanto ci consta lui lo è ancor meno. In ogni caso non potevamo esimerci – nel ricordo dell’algerino Madjer, meteora interista a fine anni Ottanta (non giocò neppure una partita ufficiale) – dall’affibbiargli dopo la splendida prodezza dell’Olimpico il soprannome di Tacco di Allah. Per la gioia dei tifosi giallorossi.

 

 

I tituli di Mou, il Faraone e Glik alla terza…

PREMIO MISTER TITULI – Arieccolo mister Mou, alias o senhor Josè. Con il suo Chelsea batte 2-0 il Tottenham in uno dei millanta derby londinesi e si porta a casa la terza Coppa di Lega inglese che poi è anche il suo 21esimo titolo in carriera. Erano parecchi mesi (30) che Mourinho non alzava al cielo un trofeo, un’eternità per chi come lui ai “tituli” ci aveva fatto l’abitudine. Uno zuccherino nerazzurro nell’amara domenica della sconfitta contro la Fiorentina. Tanto per fare una botta di conti, 7 trofei Mou li ha vinti con il Chelsea, 6 con il Porto, 5 con l’Inter (tra cui il Triplete del 2010) e 3 con il Real Madrid. Che a ben vedere costituisce l’unico (piccolo) fallimento della sua vita panchinara, avendo vinto in tre anni con l’equipo merengue “solo” una Liga, una Copa del Rey e una Supercopa di Spagna.
PREMIO FARAONE – Da un mese Mohamed Salah veste il viola e l’impatto non poteva essere migliore: 6 partite e 4 gol tra cui due storici. Quello che ha dato la certezza alla Fiorentina di eliminare il Tottenham in Europa League e quello che ha permesso di esorcizzare la striscia negativa di 12 sconfitte consecutive nel San Siro interista. Complice l’eclissi totale di Stephan El Shaarawy (pure lui un classe ’92) adesso il vero Faraone del calcio italianoè l’egiziano numero 74 della Fiorentina. Perchè il 74? Perchè rappresenta il numero dei morti dell’eccidio di Porto Said, dove nel febbraio 2012 si scatenarono violentissimi incidenti tra i tifosi dell’Al Ahly e dell’Al Masry.
PREMIO FEDELTA’ GRANATA – Glik Glik Glik, urlato a squarciagola tre volte di fila è l’urlo di battaglia della Curva Maratona. L’omaggio al capitano coraggioso di questo Toro dei miracoli che guidato in panchina dal Santone di Cornigliano, Gian Piero Ventura, sta strabiliando l’Europa e scalando posizioni anche in campionato. La sua zuccata vincente condanna il Napoli e riporta i granata a ridosso della zona coppe. Il pareggio di Firenze, la magica notte di Bilbao, la vittoria contro l’armata di Benitez. E’ un Toro scatenato, che non perde dalla domenica della (ingiusta) sconfitta nel derby. Dodici risultati utili in campionato (6 vittorie e 6 pareggi), ottavi di finale in Europa League: e il polacco Kamil Glik ne incarna la mistica. Con 6 gol è il capocannoniere granata in campionato. Ha segnato più in questo torneo che nei precedenti tre messi assieme (cinque reti). Lui, Darmian, Vives e Basha sono gli unici reduci della squadra che Ventura raccolse – tra fischi e polemiche – nell’estate 2011. Promozione, salvezza, settimo posto con i gol di Cerci & Immobile e adesso questo altro capolavoro. All’insegna del triplo Glik…
PREMIO FEDELTA’ HELLAS – Juanito Gomez nel Verona ci giocava anche in Serie C. E’ poi stato con Mandorlini uno dei protagonisti del ritorno in A e del grande torneo 2013-14. In questo campionato, proprio quando l’Hellas rischiava di precipitare nei bassifondi della classifica, ecco il 21 gialloblù tornare alla ribalta. Sua la firma sul 2-1 a Cagliari. Di questo argentino di quasi 30 anni nato nella città di Batistuta, Reconquista, e che in Argentina praticamente non conosce nessuno. Perchè da ragazzo, dopo aver giocato nelle giovanili del Boca prima e dell’Arsenal di Sarandì poi, decise di provare l’avventura in Italia partendo dai dilettanti del Ferentino. Con “dos huevos asì”, come dicono da quelle parti. Perchè sì, ci vogliono “due palle così” per cominciare dal fondo e toccare i vertici del calcio italiano. Che non sarà più quello dei tempi di Balbo & Batistuta ma è pur sempre un campionato top. Top come Juan Ignacio Gomez Taleb, meglio conosciuto come Juanito Gomez.
PREMIO LINEA GRIGIOVERDE – Stefano Pioli ha assemblato proprio un bel mix grigioverde, di vecchi leoni e giovani aspiranti campioni. La sua Lazio torna grande con il 3-0 inflitto a Reggio Emilia al Sassuolo. Protagonisti un classe ’93 (il ritrovato Felipe Anderson, al sesto gol in campionato dopo un lungo stop causa infortunio), un classe ’94 (Cataldi) e un classe ’95 (Keita). Ma sugli scudi nella squadra di Pioli ci sono anche capitan Mauri (classe ’81) e l’immarcescibile Miro Klose (classe ’78), a segno anche lui e adesso anche lui a quota 6 in classifica cannonieri. Quando si dice che la linea verde e quella grigia se ben shakerate possono portare buoni risultati.

Palacio & Torres: tristi, solitari e…confusi

PREMIO CONFUSION – La Electric Light Orchestra imperava ancora quando nel 1982 nasceva a Bahia Blanca (Argentina) Rodrigo Palacio. L’ellepi top della band britannica, Discovery, è targato 1979. Ma il singolo Confusion potrebbe fare da colonna sonora al momento davvero pasticciato che sta vivendo il bomber argentino dell’Inter. Che non ha ancora segnato ma che – in preda appunto alla più totale confusione – ha regalato un incredibile assist per il gol di Thereau, il secondo dell’Udinese corsara a San Siro.
PREMIO MONTELLA DELLA PAMPA – Paulo Dybala settebellezze. Il settimo sigillo firmato al Comunale-Olimpico di Torino è da applausi, con quel tacco a seguire e la fredda esecuzione davanti a Gillet. Il vulcanico (si dice così) presidente Zamparini lo aveva valutato 42 milioni qualche settimana fa, adesso la quotazione avrà di sicuro sfondato quota 50. Al di là del dato meramente economico, bisogna ancora una volta sottolineare le qualità tecniche e caratteriali di questo attaccante mancino che ricorda – per fisico, movenze e cifra tecnica – il Vincenzino Montella dei tempi d’oro. Ha da poco compiuto 21 anni ma può già recitare da protagonista nel calcio dei grandi.
PREMIO TRISTE, SOLITARIO Y FINAL – Il titolo del celebre romanzo di Osvaldo Soriano sembra tagliato su misura per la parabola di Fernando Torres, il Nino biondo che fu campione d’Europa e del mondo con la Spagna e grande protagonista per le praterie continentali con le prestigiose maglie di Atletico Madrid, Liverpool e Chelsea. La sfida di Marassi, con il Milan sotto contro il Genoa, ha certificato che nelle gerarchie di Inzaghi adesso Torres è (forse) la sesta punta visto che dopo i titolari Honda, Menez ed El Shaarawy hanno trovato spazio anche prima Pazzini e poi Niang. E i maligni adesso sospettano che presto lo supererà anche Hachim Mastour, il 16enne di origine marocchine. Comunque tutti tranquilli: mister Pippo e tutto il Milan sostengono che “Torres non è un caso”. E noi ovviamente non ci crediamo neanche un po’…
PREMIO SAPONETTA PILONI – Morgan De Sanctis, anni 37 e contratto prolungato con la Roma da pochi giorni fino al 2016, è un buon portiere che ha spruzzato anche d’azzurro la sua onoratissima carriera cominciata a Pescara e proseguita difendendo i pali di Juventus, Udinese, Siviglia, Galatasaray, Napoli e dall’estate 2013 Roma. Ma la cappella che ha provocato il primo dei due gol di Zaza sabato sera grida ancora vendetta. Quando nasceva – anno domini 1977 – dalle sue parti (nel “suo” Pescara) si esibiva uno dei tanti numeri 12 cresciuti all’ombra di Zoff, Massimo Piloni detto Saponetta. Lui le cappelle le faceva con le mani (non propriamente dalla presa ferrea…), il buon Morgan invece preferisce farle con i piedi…
PREMIO VECCHIE QUERCE – Viva i giovani, certo. Ma facciamo un bel applauso anche ai “matusa” dell’Empoli. Perchè nel sempre più sorprendente cammino della squadra allenata dal bravissimo Sarri, reduce dal bel pareggio del San Paolo, c’è anche lo zampino della premiata ditta Mac&Tav. Zero riferimenti a McDonald o alle proteste per il treno ad alta velocità Torino-Lione. Stiamo parlando degli immarcescibili (classe 1979 entrambi) Massimo Maccarone e Ciccio Tavano. E’ vero che la firma sul 2-2 l’hanno apposta i giovani Verdi (’92) e Rugani (’94) ma l’anima dei toscani sono quei due vecchietti terribili che alla pensione non ci pensano proprio.
PREMIO BAGNOLI – I caratteri sono diversi (umile, introverso e musone l’uno; presuntuosetto, sorridente e disponibile l’altro) ma capacità e risultati applicati alla maglia rossoblù del Genoa sono speculari. E così mentre Gian Piero Gasperini si gode il terzo posto solitario, tutti sotto la Lanterna ricordano che il Genoa più forte della storia recente (dal Dopoguerra) è stato quello arrivato quarto nella stagione 1990-91. Quello allenato da Osvaldo Bagnoli (il mister umile, introverso e musone di cui sopra).