Milan zero assoluto, Destro rimpianto giallorosso

PREMIO RIMPIANTO – Mattia Destro sembra essersi messo alle spalle il suo “campionatus horribilis”, quello scorso. Mezza stagione alla Roma e mezza al Milan, un disastro dietro l’altro. Adesso, grazie alla cura Donadoni, è tornato il bomber che tanto prometteva qualche annetto fa. E dalle parti di Trigoria il rimpianto si fa forte, anche per via dei numeri: Destro finora ha segnato 4 gol (con l’aiuto di un rigore), Edin Dzeko nella Roma in campionato ne ha firmato tre (di cui però due dal dischetto, ergo uno solo su azione, quello di testa rifilato alla Juventus).

PREMIO CALCIO SPETTACOLO – E’ quello che predica Paulo Sousa, è quello che interpretano i suoi allievi, è quello che ha riportato la Fiorentina al secondo posto sulla scia dell’Inter. Quindici partite di campionato, 30 centri all’attivo; cinque in Europa League, 10 reti segnate. Totale, 20 gare ufficiali e 40 gol. Chapeau.

PREMIO ZERO ASSOLUTO – Giocatori scarsi, allenatore con poche idee, dirigenza in stand by (arriva il closing? quando?). Risultato, Milan punti 24. Come l’Atalanta. Due in meno del Sassuolo.

PREMIO TRIO MERAVIGLIA – All’Olimpico di Roma era stato il Papu Gomez a fare da mattatore: un gol e un rigore procurato (trasformato da Denis). Contro il Palermo il Papu ha servito sulla testa di Cherubin l’angolo del raddoppio che chiude la sfida. Prima ci aveva pensato il ritrovato capitan Denis, suo compagno di prima linea nonchè connazionale, a mettere la partita in discesa. Per Maxi Moralez niente gol ma la solita prova ricca di sostanza e inventiva. E per l’Atalanta ecco la settima vittoria in 15 giornate. E un posto con vista Europa.

PREMIO SACRIFICIO – Finora ha giocato poco ed è ancora a zero in classifica marcatori. Epperò il Rodrigo Palacio che sostituisce Icardi contro il Genoa regala due bombom che Felipe Melo nel primo tempo e Jovetic nella ripresa sprecano malamente. E soprattutto fa movimento e aiuta la squadra in fase di non possesso. E a Icardi fischiano le orecchie…

 

La versione del Mancio, bello ma perdente

PREMIO MISTER SCUDETTO – Un secondo tempo fantastico, con l’uomo in meno. Una sconfitta che fa molto meno male di quella a San Siro contro la Fiorentina. Insomma, complimenti vivissimi a Roberto Mancini: che ha offerto una lezione di gioco, ha azzeccato tutti i cambi (in primis la sostituzione di un abulico Icardi) e ha messo in bella vista al San Paolo un’Inter tutta grinta, qualità e corsa. Ecco, forse magari qualcuno la smetterà di sfottere l’Inter brutta ma vincente. Anche se di sicuro il Mancio la preferisce a quella di Napoli, bella ma (immeritatamente) perdente. Con i pali di Jovetic e Miranda nelle battute finali che avrebbero meritato miglior sorte.  

PREMIO SUPERBOMBER – I due gol, l’occasione del possibile 3-1 nel finale sventata da Handanovic, una partita da leader. Insomma non ci sono più aggettivi per il Pipita Higuain, capocannoniere con 12 pipite in 14 giornate. Eppure in Argentina c’è chi ancora lo discute e lo contesta, additando al numero 9 azzurro le responsabilità per le sconfitte al Mondiale 2014 (gol clamoroso sbagliato solo davanti a Neuer in finale) e in Coppa America 2015 (gol sbagliato sullo 0-0 e rigore gettato alle ortiche).   

PREMIO O’ DIRETTORE – Pier Paolo Marino, uno dei dirigenti più preparati del nostro calcio, è a spasso. Qualche mese fa ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di direttore generale dell’Atalanta dopo che la proprietà gli aveva affiancato Giovanni Sartori, l’artefice del “miracolo Chievo” di inizio anni Duemila. Del “miracolo Atalanta” odierno, però, i meriti continuano a essere in toto o quasi di Marino alias O’ Direttore. A cominciare dalla scelta a campionato in corso (nella scorsa stagione) di Edy Reja in panchina al posto di Colantuono. Senza considerare che 11 dei 14 protagonisti della bella e storica vittoria in casa della Roma sono stati portati in nerazzurro proprio da Marino. Tutti, a cominciare dai goleador Papu Gomez e Tanque Denis. In sostanza, tutta la squadra con l’eccezione di Paletta, Kurtic e De Roon.

PREMIO GOMITO DI PIOMBO – La domenica mattina Leonardo Pavoletti, il Pavoloso secondo un bel due aste della Gradinata Nord, aveva letto compiaciuto le righe dedicategli dal mitico Gianni Mura sull’autorevole Repubblica nella prestigiosa rubrica “Sette giorni di cattivi pensieri”. Il bomber genoano era stato gratificato del titolo (“L’esempio di Pavoletti tra libri e maiali”) e di due 7,5 e di un 8 nonchè di tante belle parole da parte del giornalista che giusto la settimana prima lo aveva segnalato a Conte per la Nazionale. Tanti elogi hanno evidentemente fatto perdere la testa a Pavoletti, che con una sconsiderata gomitata al volto di Gagliolo dopo appena 6′ ha in pratica compromesso la partita del Grifone. In attesa della stangata (non si quotano le tre giornate di squalifica) che penalizzerà ulteriormente il Genoa di Gasperini che di qui a fine 2015 dovra giocare a San Siro con l’Inter, in casa contro il Bologna e all’Olimpico con la Roma. 

PREMIO CRESTA D’ORO – Sabato contro il Bologna Andrea Belotti alias il Gallo ha festeggiato il suo primo gol con la maglia del Toro, settimo in Serie A, trascinando nella sua esultanza, lui 21enne (compirà 22 anni il prossimo 20 dicembre), il tecnico Giampiero Ventura. Uno spettacolo vedere il 67enne allenatore granata portarsi la mano sulla testa e rotearla a mo’ di cresta. Messa in discesa con quella prodezza la sfida contro i rossoblù di Donadoni, ci ha poi pensato Vives a chiudere il conto tornando a regalare un successo al Comunale-Olimpico dopo due mesi con in mezzo la sconfitta con l’Inter e i pareggi contro Genoa e Milan.

L’immenso Barzagli e i nuovi gemelli del gol

PREMIO CAMPIONE DEL MONDO – Andrea Barzagli – quasi un abbonato a questa rubrica in chiave positiva – è un campione del mondo, un campione d’umiltà, un campione a tutto tondo. A 34 anni, dopo aver giocato alla grande da centrale destro in difese a tre o a quattro, si è reinventato terzino destro. Epiche le sue prove in Champions, praticamente perfetta la sua prestazione in Inter-Juve che lo eleva a migliore in campo (con Jovetic) del derby d’Italia. Della triade difensiva bianconera in azzurro è il più completo e il più affidabile. Gentile eredità lasciata alla Juventus da Gigi Delneri e dal suo fido aiutante Francesco Conti: che lo hanno fatto debuttare in A con il Chievo dodici stagioni fa, che lo hanno ritrovato a Palermo e che nel gennaio 2011 lo hanno voluto alla Juve dopo la Bundes-parentesi al Wolsfburg.

PREMIO DIEGO & CARECA – Due settimane fa avevamo lanciato da queste colonne la provocazione: togliete la numero 10 del Napoli dalla naftalina e affidatela a Lorenzo Insigne, degno erede dell’inarrivabile Dieguito Maradona. Adesso, approfittando dei gol in tandem con cui la coppia Insigne-Higuain ha abbattuto la capolista Fiorentina ci spingiamo oltre con i paragoni. Ma El Pipita & Lorenzinho non vi ricordano un po’ proprio Careca & Maradona?

PREMIO CHI L’HA VISTO – Alessio Cerci non ha colto a Torino l’opportunità del rilancio, il Milan continua a non vincere e il gioco di Mihajlovic continua a non convincere. Tornando all’Henry di Valmontone (o alla risposta italiana a Robben, l’amico e collega Pistocchi dixit) inutile girarci intorno: la sua carriera è costellata di tante promesse e altrettante delusioni. Conti (di gol, assist e media voto) alla mano, solo tre stagioni sono state all’altezza del suo talento: 2007-08 in B con il Pisa, 2012-13 e 2013-14 in A con il Torino. Tutte e tre le volte sotto la direzione tecnica di Gian Piero Ventura. Un caso? No.

PREMIO BENTORNATO CAMPIONATO – Dopo anni di dominio assoluto bianconero o nerazzurro o al massimo di lotta a due (Juve-Roma o Inter-Roma) riecco il campionato magari non più bello del mondo come nei mitici anni Ottanta ma di sicuro più combattuto. Sei squadre nel giro di tre punti, otto squadre da quota 18 della Fiorentina a quota 14 di Torino e Atalanta. Insomma, come direbbe Bruno Pizzul tutto molto bello…

PREMIO ESPERIENZA E QUALITA’ – Edoardo detto Edy Reja ha compiuto 70 anni lo scorso 10 ottobre. L’Atalanta ha compiuto 108 anni lo scorso 17 ottobre. La doppia festa è andata in scena nel 3-0 rifilato dai nerazzurri di Bergamo al Carpi. Che lancia l’Atalanta in zona Europa e certifica l’esattezza della scelta dell’ex direttore generale atalantino Pier Paolo Marino che dopo averlo avuto con profitto a Napoli lo aveva richiamato alla fine della scorsa stagione per sostituire Colantuono. Reja è il più vecchio dei 20 allenatori della Serie A, dopo di lui Ventura. Un altro che sta facendo grandi cose con il suo Torino (che ha gli stessi punti dell’Atalanta…)

 

L’amnesia di Conte e Jovetic nuovo… Ganz

Foto IPP/Sabattini - Modena 30/08/2015 Calcio Campionato serie A 2015 2016 - Carpi - Inter - Nella foto Jovetic esulta dopo il golPREMIO GANZ – “El segna semper lù” gridavano e scrivevano sugli striscioni i tifosi dell’Inter pre-Ronaldo per festeggiare i gol a raffica di Maurizio Ganz. Adesso nella nuova Inter 2015-16 “el segna semper (e solo) lù”, dove il “lu” ha il numero 10 e le sembianze di Stevan Jovetic. Jo-Jo 3 gol, Inter 6 punti. Elementare Watson, elementare Mancini…

PREMIO SMEMORATO (DI LECCE) – C’era una volta lo smemorato di Collegno, storia vera del Primo Dopoguerra ripresa in un famoso film di Totò. Ebbene, lo smemorato (di Lecce) è il nostro ct Antonio Conte che per il doppio impegno azzurro non trova spazio tra i 28 convocati (dicansi 28…) per Daniele Baselli, oggi come oggi il centrocampista italiano più in forma. Conte ha invece chiamato in mezzo al campo, tra gli altri, Bertolacci (da incubo il suo avvio milanista), Parolo (frastornato in questi giorni come la sua Lazio) e Pirlo (36 anni, in dorato prepensionamento a New York). A proposito di Milan: chi spiega perchè Baselli era già stato acquistato nel gennaio scorso (con tanto di visite mediche già fissate) e poi è stato lasciato a Bergamo e infine è approdato al Toro? Cairo e Ventura sentitamente ringraziano.

PREMIO SOCRATES & MADJER – Tacco di Dio (il compianto Socrates) o Tacco di Allah (Madjer): Riccardo Meggiorini ha servito un assist all’altezza di cotanti prestigiosi “tacchisti” del calcio mondiale. Il suo colpo di tacco per il gol di Paloschi rimarrà una delle cose più belle di questo campionato.

PREMIO BOSNIA CAPUT MUNDI – Due specialità della casa: la punizione tagliata e il colpo di testa. Due interpreti di lusso, Miaralem Pjanic ed Edin Dzeko. I migliori giocatori del calcio bosniaco regalano tre punti importanti alla Roma e affossano la Juve quadricampione d’Italia. I due, 14 mesi fa, avevano messo insieme la firma sull’unica storica vittoria della Bosnia ai Mondiali, nel 3-1 (inutile ai fini della qualificazione agli ottavi) inflitto il 25 giugno 2014 all’Iran.

PREMIO GATTO DI MARMO – Giorgio Chiellini è forse il più sopravvalutato difensore italiano degli ultimi vent’anni. La sua reattività sulla zuccata (praticamente da fermo) di Dzeko per il raddoppio romanista contro la Juve ne è la fotografia lampante. Il Chiello lo marca (si fa per dire) davanti e non – come impone il manuale del perfetto stopper – da dietro. Purtroppo per la Juve e per la Nazionale di topiche del genere Chiellini negli ultimi anni (diciamo a partire da Euro 2012) ne ha regalato a bizzeffe.

PREMIO PANE AL PANE – Il Milan gioca male, non merita di battere l’Empoli. San Siro fischia a fine primo tempo (sull’1-1) ma applaude a fine partita. Sinisa Mihajlovic però vince il premio all’onestà: pane al pane, non si nasconde davanti a microfoni e taccuini. E ammette, in sostanza, che questo Milan fa proprio… schifo. In attesa di Witsel o chi per lui…

PREMIO RIMONTA – I gol di Quagliarella? I guizzi di Baselli? Le geometrie di Ventura? Le accelerate di Bruno Peres? Nossignori. I segreti del Torino primo in classifica e qualificato per gli ottavi di coppa Italia si chiamano paradossalmente Fornasier, Soddimo e Marcos Alonso. Sono i marcatori di Pescara (con la collaborazione del portiere granata Ichazo), Frosinone e Fiorentina che hanno svegliato il Toro assopito. Sempre sotto nei primi minuti (rispettivamente nelle tre gare al 17′, 6′ e 10′) e poi sempre vincente alla fine.

PREMIO SANA PROVINCIA – Chievo e Sassuolo lassù in cima alla classifica, in compagnia di Inter, Torino e Palermo a +6 sulla Juve vicecampione d’Europa. Complimenti a Maran e Di Francesco e alle rispettive società. Si aspettano viceversa i primi punti da Carpi e Frosinone, ancora al palo. Per la gioia, magari, di Lotito. Che in ogni caso ha altro a cui pensare. Per esempio,  a una Lazio fuori dall’Europa che conta e che nel giro di cinque giorni si prende sette pere senza segnare un gol.

 

La Jo-perla e gli strafalcioni di Moggi

Foto IPP/Paolo Bona Milano 23/08/2015 Campionato di Calcio di Serie A 2015/2016 Inter-Atalanta nella foto stefan jovetic esulta dopo il gol del 1-0 Italy Photo Press - World CopyrightPREMIO MOTIVATORE – Si è accomodato in panchina con la sua bella bonza. In attesa di smaltire la pancetta e tornare a regalare magie al pubblico di Marassi, Antonio Cassano funziona come amuleto e motivatore. La sua Samp travolge il Carpi, quei due là davanti (Eder e Muriel) fanno doppietta. E adesso sono tutti cavoli di Walter Zenga. Che non può prescindere dall’italobrasiliano e dal colombiano e che deve trovare il modo di inserire Fantantonio senza sbilanciare troppo la squadra. Un’impresa da Seminatore d’oro (per i più giovani, il premio che una volta si assegnava al miglior allenatore della stagione). Continua a leggere