I BUONI
SAMUEL – L’età avanza (andiamo nei 36…) ma la qualità è sempre quella. Walterone, alias il Muro, non concede nulla dietro e firma il gol che decide Inter-Sassuolo griffando così la prima vittoria nerazzurra del 2014. E dire che Mazzarri lo aveva tenuto in frigo per mesi…
ROMULO – Non entra nel tabellino dei marcatori, per cui la gloria futura del 2-2 in rimonta del Verona sarà tutta di Toni e Juanito Gomez. Però dal destro fatato del brasiliano partono i palloni giusti che propiziano le reti gialloblù (e anche quello da cui scaturisce la paratona di Buffon su Toni). Palle belle tese che fanno la gioia degli attaccanti appostati in area. Palle (anzi, Pelotas dal luogo di nascita del laterale ex Fiorentina) che tengono in vita il campionato.
MIHAJLOVIC – Quando si dice che cambiare allenatore non paga, andate a chiederlo nella Genova blucerchiata. Da quando Sinisa ha preso il posto di Delio Rossi la Samp viaggia a ritmi da Europa. Lo spettro della retrocessione ormai è lontano e il Doria può fare la corsa sui cugini rossoblù.
CRISTALDO – Paffuto e tracagnotto, Cristaldo fino alla doppietta del Comunale-Olimpico di Torino sembrava più una macchietta che un calciatore. Non fa cose straordinarie, intendiamoci (Bianchi e Padelli gli servono due assist impossibili da sbagliare). Ma nello psicodramma bolognese per la cessione di Diamanti, i due gol di questo argentino pescato in Ucraina tengono vive le chances di salvezza della squadra di Ballardini.
HIGUAIN – La terza doppietta argentina della giornata – oltre a quelle di Tevez e Cristaldo – è quella che rilancia il Napoli dopo due sconfitte consecutive. Il Pipita castiga due volte Abbiati e scala la classifica cannonieri. E Benitez tira un sospiro di sollievo…

I CATTIVI
ROBINHO – Anno 2004, con la maglia bianca del Santos che fu di un certo Pelè, un giovane Robinho faceva cose da pazzi nel campionato Paulista, nel Brasileirao e in Libertadores. Impossibile pensare, dieci anni dopo e vedendo questo Robinho, che si tratti della stessa persona. Certo, la sconfitta del Milan al San Paolo vede alla sbarra soprattutto i centrali difensivi e talune scelte di Seedorf. Ma la stagione di Robinho continua a essere un pianto. Altro che le lacrime di Balotelli…
DIFESA TORO – Il Torino si risveglia bruscamente dal sogno europeo ripiombando in incubi antichi. Cristaldo firma la doppietta della vittoria di un Bologna che non passava in casa del Toro dal lontano 1980-81. Ma più che le (ipotetiche) prodezze dell’argentino pesano le cappelle in serie di Darmian, Maksimovic e Glik in occasione del primo gol e quella di Padelli sul secondo.

I BUONI

GERVINHO – Il gol del Bentegodi, a nostro avviso il più bello della giornata, è quello della svolta. Avvicina la Roma alla capolista Juventus e incorona questo ivoriano dalla corsa dinoccolata, i capelli rasta e il nome brasileiro: la storia dell’Ottavo Re di Roma (da Falcao a Totti…) è stra-abusata, diciamo però che i gol e i dribbling di Gervinho stanno incidendo tantissimo nella positiva stagione giallorossa.
AQUILANI – Fa tripletta contro il Genoa (cui ha rifilato 5 dei suoi 23 gol in A) e conferma di essere tornato ai livelli di sei anni fa. Quando seppe guadagnarsi un posto nella Nazionale di Donadoni impegnata a Euro 2008 mettendosi in mostra come uno dei centrocampisti più promettenti e completi del calcio italiano.
SEEDORF – Premesso che la ripresa della sfida di Coppa Italia Milan-Udinese è stato forse il punto più basso (a livello di qualità) del Milan berlusconiano, bisogna ammettere che mister Clarence sembra baciato dalla buona sorte: in campionato fa 6 su 6, all’esordio piega il Verona grazie a una follia di Gonzalez che al 90esimo commette un assurdo fallo da rigore, a Cagliari ribalta il risultato negli ultimi minuti. Se son rose (anzi: tulipani) fioriranno…
MASSA – L’imperiese è uno dei migliori fischietti del nostro campionato. E lo dimostra nella sfida dell’Olimpico dove non sbaglia praticamente nulla. A cominciare da quel contatto Buffon-Klose che costa alla Juve il giusto rigore e la sacrosanta espulsione del capitano bianconero.

I CATTIVI

BUFFON – Forse distratto e infastidito dal gossip settimanale su un possibile divorzio da Alena Seredova, il SuperGigi dell’Olimpico è in versione da dimenticare. Gioca male con i piedi e sceglie peggio il tempo dell’uscita su Klose che gli costa rigore e rosso. E gli farà saltare la sfida contro l’Inter.
AMELIA – Un altro portiere mundialista non propriamente sugli scudi. Soprattutto con i piedi. Un primo errore in disimpegno rischia di regalare subito il gol al Cagliari, poi ci riprova e questa volta da un suo destro tagliato (e controvento) sconclusionato e presuntuoso arriva il gol di Sau.
INTER – Un votaccio per tutti: giocatori, allenatore, dirigenti vecchi e nuovi. L’Inter è ancora a zero vittorie in questo 2014 horribilis. E la casella dei gol segnati si fa sempre più imbarazzante: la miseria di una rete in 4 partite tra campionato e Coppa Italia. E contro il Catania, nonostante la presenza contemporanea in campo di Milito e Palacio, le migliori occasioni sono state degli ospiti.
TAGLIAVENTO – Il rigore concesso al Torino per l’uscita di Consigli su Cerci è da prova tv. Nel senso che più lo guardi e più hai la prova che a volte il “figaro” di Terni vive su un’altra dimensione. La decisione infatti è davvero assurda. Poteva essere fallo a favore dell’Atalanta (è Cerci infatti che al limite travolge Consigli e non viceversa) o un contatto fortuito e non punibile figlio di una dinamica di gioco. Nel dubbio ha scelto la terza via. Quella più sbagliata. Risarcendo così in parte un Toro che nel girone d’andata era stato tartassato non male dagli arbitri.

Berardi e Florenzi, giovani da sballo

I BUONI

BERARDI – Ci permettiamo di eccepire con i (tanti) colleghi della carta stampata che gli hanno negato il 10 in pagella (unica eccezione, Andrea Ramazzotti del Corriere dello Sport). Ma come? Uno segna 4 gol, la sua squadra vince 4-3 e non merita il massimo dei voti? Onore e lode a Domenico Berardi, classe ’94, futuro attaccante della Juve e (se continua così) della Nazionale.
MIHAJLOVIC – Con Delio Rossi la Sampdoria aveva un piede e mezzo in Serie B, l’arrivo di Sinisa sulla panchina doriana ha risollevato le quotazioni dei blucerchiati che adesso hanno solo un punto in meno del Milan…
MAROTTA – Nella Juventus dei record i meriti di Conte e di tanti singoli rischiano di oscurare quelli di Beppe Marotta. Capace di portare a costo zero in bianconero prima Pirlo, poi Pogba e infine Llorente. E di pescare in Bundesliga un Vidal che adesso vale almeno quattro volte la cifra (11 milioni) versata al Bayer Leverkusen nell’estate 2011.
FLORENZILa Roma ai romanisti è un vecchio mantra sempre di gran moda a Trigoria e dintorni. Dopo Totti, De Rossi e Aquilani (poi approdato ad altri lidi) ecco Florenzi. La sua rovesciata che sblocca la sfida contro il Genoa è una perla che rimarrà al top per tutto il 2014.

I CATTIVI

MOURINHO – Per interposta persona… Solo un grande provocatore può pensare, al Real Madrid, di far fuori Casillas per far spazio ad Adan. Le cappelle del portiere del Cagliari contro la Juve sono da galleria degli orrori.
BALLARDINI & REJASperiamo di non assistere più a squallidi spettacoli come Bologna-Lazio di sabato scorso. Zero a zero nel tabellino, sotto zero in quanto a spettacolo.
BONERA & ZAPATA – La banda del buco rossonero a Reggio Emilia la combina grossa. I due centrali del Milan hanno sulla coscienza la cacciata di Massimiliano Allegri. Scusate se è poco.
MAZZARRI – Verissimo, l’Inter è in forte credito con gli arbitri. Ma la partita contro il Chievo rimane comunque di una notevole pochezza. E, se vogliamo, il gol ingiustamente annullato a Nagatomo era nato non da una pregevole trama offensiva ma da un tiraccio sbilenco di Jonathan. Visto che Mazzarri parla spesso di episodi, beh, quel gol sarebbe stato un Episodio con la maiuscola. Anzi, per dirla chiaramente, una bella botta di culo…

BUONI E CATTIVI, SEDICESIMA GIORNATA

I BUONI

BENITEZ – Se è vero che la vendetta è un piatto che si gusta freddo, il buon Rafa lascia decantare… Dopo più di tre anni ritrova sulla sua strada l’Inter e la polverizza con un poker che poteva anche essere un pokerissimo. Ma nel dopopartita si comporta da quel gran signore che è. Senza infierire.
VENTURA – Il Toro al settimo posto con 22 punti (e ne meritava senza esagerare 6 in più) è un miracolo fino ad ora sottovalutato dai media. Il mago di Cornigliano ha assemblato una squadra che è un piccolo gioiello e che dimostra di non essere Cerci-dipendente. Il Robben di Valmontone è a secco da cinque partite, ma il Torino vola che è un piacere. E l’Alessio – anche senza segnare – dispensa assist da applausi come quellodi tacco al volo per l’erroraccio da matita blu di Ciro Immobile novello sciagurato Egidio Calloni.
KLOSE – La Lazio veniva da un periodaccio: una sola vittoria nelle precedenti 10 partite. Il ritorno a tempo pieno del bomber tedesco disbriga senza affanni la pratica Livorno e salva la panchina a Petkovic. Vecchio e ammaccato, Miro è comunque imprescindibile per le fortune della Lazio.
TEVEZ – In alto i calici per la prima tripletta italiana di Carlitos l’Apache. Che schianta il Sassuolo e tiene alta la bandiera della Juve nel nostro campionato. In tutto adesso i gol dell’argentino sono 10 in A (più uno in Supercoppa). Diciamo che manca la lode…

I CATTIVI

TEVEZ – …Eccola la lode che manca, ecco l’altra faccia dell’Apache è quella persa e abulica in Europa. Dove Tevez non segna da quattro anni e mezzo, addirittura dai tempi del Manchester United. E dove lo score, tra Champions ed Europa League, piange: 39 presenze, 6 gol.
CONTE – “Mica dovevamo vincere la Champions”, ha alzato la voce il sabato pre-Sassuolo il tecnico bianconero. Magari, però, passare il turno in un girone con Copenhagen e Galatasaray sì… Si può dire? E si può dire che vincere una partita su sei equivale a un passo indietro rispetto alla scorsa stagione?
MAZZARRI – Ridurre una partita dove subisci 4 gol (e gli avversari sbagliano il quinto su rigore) a una sconfitta per demeriti “arbitrali” è l’ennesimo paradosso del nostro calcio. Diciamo – anche se questo tipo di paragoni non piace al tecnico nerazzurro – che lo scorso anno di questi tempi l’Inter aveva 6 punti in più. E che, restando nell’attualità, da quando Thohir è presidente la “sua” Inter non ha ancora vinto una partita in campionato (raccogliendo solo 3 punti sui 12 a disposizione). E che la difesa nerazzurra nelle ultime cinque gare (coppa Italia compresa) ha incassato la bellezza di 11 gol.
ZERO A ZERO – Gianni Brera diceva che era il risultato perfetto, gli spettatori di Catania-Verona e Parma-Cagliari forse hanno qualcosa da eccepire. Pensiamo per un attimo alla commercializzazione televisiva del calcio italiano all’estero: un appassionato, diciamo cinese, si siede in poltrona a Pechino per seguire un ricco sabato di calcio. La Premier gli regala uno scoppiettante Manchester City-Arsenal 6-3; la Liga gli offre le emozioni di un Real che pareggia 2-2 in doppia rimonta sul campo dell’Osasuna e le magie di Neymar. La Serie A? Il risultato… perfetto.

Buoni e cattivi, quindicesima giornata

I BUONI

DESTRO – Mette alle spalle sei mesi tribolatissimi, mette il piede (destro) nell’azione che regala alla Roma due punti d’oro che tengono i giallorossi in piena corsa per lo scudetto. Con Totti convalescente e Borriello acciaccato, il terzo centravanti della rosa di Garcia dà un segnale importante al campionato e,perchè no, a Prandelli.
SAU – Due gol per tre punti pesantissimi del Cagliari contro il Genoa in una partita dove comunque (vedi sotto) ha pesato parecchio l’arbitraggio. Un vero gioiello la prima rete con dribbling insistito e destro all’incrocio fuori dalla portata del bravissimo Perin. A 26 anni, per questo attaccante sardo di Sorgono (Nuoro), è arrivata la stagione della conferma dopo le buone cose mostrate nello scorso torneo.
BALOTELLI – Due gol, una traversa interna e soprattutto atteggiamenti finalmente positivi: non protesta, non cade puerilmente nelle provocazioni, scambia magliette e sorrisi con gli avversari a fine primo tempo e a fine partita. Un SuperMario da bene, bravo, bis.
SANSONE – Lo scorso anno aveva segnato all’Inter un gran gol al Tardini, adesso si toglie lo sfizio di rompere il ghiaccio (non era ancora andato a rete in questo campionato) con una doppietta (la prima in carriera) a San Siro. A 22 anni questo figlio di emigrati nato a Monaco di Baviera, attaccante tecnico e veloce, sta raccogliendo applausi a scena aperta.

I CATTIVI

MAZZARRI – Passi per il continuo rinvio della prima vittoria in campionato da dedicare a Thohir, passi per una “pareggite” che sta complicando la rincorsa Champions (terzo pari consecutivo contro squadre non esattamente di prima fascia; due in casa contro Samp e Parma, uno a Bologna). Quel che non è accettabile – in primis dallo stesso Mazzarri – è la disattenzione di una difesa che ha subito sei gol nelle ultime tre partite al Meazza (compresa la sfida di Coppa contro il Trapani). E contro il Parma, oltre alle reti incassate, sono state concesse almeno altre quattro occasioni clamorose…
GABRIEL & RAFAEL – Le mancate vittorie di Milan e Napoli sono ascrivibili in gran parte alle incertezze dei portieri brasiliani che hanno rimpiazzato sabato Abbiati e Reina. Considerato che anche Fiorentina e Sampdoria (con Neto e Da Costa) non sembrano blindatissime in porta, rimane solo il Rafael del Verona a continuare una tradizione di superportieri brasiliani che ha visto in Dida e Julio Cesar i migliori esponenti dell’ultimo decennio. Di certo Gabriel e il Rafael napoletano non paiono all’altezza degli antichi guerrieri della porta di Milan e Inter.
BIANCHI – L’ex capitano del Torino venerdì sera giocava il suo derby personale contro la Juventus. Risultato: zero tiri in porta e utilità alla causa quasi nulla. La Juve ha vinto in scioltezza e Buffon, imbattuto da 640 minuti, ha trascorso una serata di grande relax.
GIACOMELLI – Davvero inconcepibile il secondo cartellino giallo sventolato sotto il naso di Manfredini: il difensore genoano ha subito spinte e strattoni da Daniele Conti e, come il capitano del Cagliari, è stato ammonito. Una decisione davvero incomprensibile.

Buffon torna SuperGigi, Mazzarri stecca

I BUONI

BUFFON – Ammettiamolo, ci piace andare controcorrente. E così, mentre tutti lodano (giustamente, peraltro) Re Leone Fernando Llorente, noi strizziamo l’occhio a un Buffon capace, a 35 anni suonati, di riscattare un grigio avvio di stagione. Se dopo le quattro sberle di Firenze la Juventus si è rimessa in carreggiata tanto in campionato quanto in Champions non possiamo non dare meriti al suo capitano-portierone. Da quel 20 ottobre, sette vittorie, un pareggio onorevole contro il Real Madrid e una sconfitta (ingiusta) al Bernabeu. E in campionato sei partite senza gol al passivo, evento che alla Juve non capitava dal 2002. E dire che c’era chi dava SuperGigi per finito…
GUIDOLIN – Ha un duplice merito: 1) Nessuna squadra allo Juventus Stadium ha messo così in difficoltà i campioni d’Italia e quei due gol che si è mangiato Di Natale gridano ancora vendetta; 2) Perdere immeritatamente una partita al 90esimo fa sempre male, ma se con la sconfitta ancora bollente l’allenatore battuto va a cercare l’allenatore vincente (Conte) per stringergli la mano, beh, come minimo ha diritto al Premio Fair Play.
CASSANO – La carica dei 101 gol (anche se per alcune statistiche sarebbero 100) dà ulteriore slancio alla pazza rincorsa di Cassano a un posto nei magnifici 23 azzurri per il Mundial brasiliano. Per ora Fantantonio è a quota 6 e ha nel mirino il suo record personale di 14 centri (Roma, 2003-04) che gli valse la partecipazione a Euro2004 in Portogallo.

I CATTIVI

MAZZARRI – Con Erick Thohir il feeling (e parliamo esclusivamente di risultati…) stenta a scattare. Il neopresidente stecca anche la prima “live” a San Siro: l’1-1 contro la Samp segue l’1-1 di Bologna, la prima partita del tycoon indonesiano sulla tolda di comando nerazzurra e segue l’amichevole 0-1 ad Appiano Gentile nella prima uscita alla Pinetina di ET. Per farla breve, da quando è presidente dell’Inter ancora zero vittorie.
DANILO – Bravo Llorente, certo, nell’occasione del gol vincente contro l’Udinese. Ma il centrale brasiliano non può concedere nel giro di pochi secondi due-colpi-di-testa-due al suo avversario diretto.
CENTURION – Il giovane attaccante esterno argentino nel Racing di Avellaneda sapeva essere devastante. Contro il Torino, per la prima volta lanciato titolare da Gasperini, ha sbagliato tutto. Non gli è riuscito un dribbling, faceva sempre la cosa sbagliata, non ha mai impensierito la difesa granata. Un serio candidato, insomma, al Premio Pippero 2013-14. Quando nell’intervallo Gasp lo ha lasciato sotto la doccia inserendo al suo posto Fetfatzidis, il Genoa è riuscito a cambiare (come si dice oggi) l’inerzia della partita. Conquistando un pareggio comunque immeritato.

Buoni e cattivi, tredicesima giornata

I BUONI

PERIN – Protagonista assoluto a San Siro e non solo per il rigore parato a Balotelli. Il giovin Mattia – 21 anni – sta confermandosi portiere di livello assoluto. Grandi doti tecniche e personalità: dopo il pomeriggio nero di Genoa-Fiorentina 2-5 con clamorosa cappella assortita è riuscito a tenere i nervi saldi, a mantenere il posto tra i pali e a rilanciarsi.
LLORENTE – Un altro a cui non fa difetto la personalità. Nelle prime settimane in bianconero si sentivano, dagli assidui frequentatori di Vinovo, frasi del tipo “Conte proprio non lo vede, piuttosto al suo posto fa giocare un ragazzino della Primavera”. Il bel tenebroso navarro ha saputo aspettare il suo momento e adesso, grazie anche agli acciacchi vari e assortiti delle altre tre punte juventine Vucinic, Quagliarella e Giovinco si è imposto come la miglior spalla dell’intoccabile Tevez.
IMMOBILE – In silenzio ha già segnato 5 gol e se tirasse i rigori sarebbe vicino alla doppia cifra. Ventura, per il suo gusto calcistico, gli preferisce in teoria attaccanti come Meggiorini e Barreto, bravi “a fare i movimenti giusti”. Ciro di movimenti conosce a menadito il “palla in rete e via ad esultare”. E scusate se è poco…
LAZAREVIC – Segnare il primo gol in A nel recupero del derby contro l’Hellas Verona è battesimo quanto mai piacevole. Che finalmente l’attaccante sloveno stia maturando? Goleador non può esserlo per indole, visto che è un’ala vecchio stampo. Ma a 23 anni non è troppo tardi per imparare e crescere…

I CATTIVI

BALOTELLI – Il confine tra l’infamia e la lode, tra la gloria e gli inferi è davvero labile. Contro il Genoa ha provato il gol da applausi, quella splendida rovesciata creata dal nulla e finita centralmente tra le braccia di Perin. Poi ha calciato un rigore davvero pessimo e da lì il black out. Da Supermario a Minimario.
BENITEZ – Anche il tecnico spagnolo è sull’altalena: fino a un mese fa a Napoli era considerato il novello San Gennaro, gli ultimi inciampi in campionato ne hanno fatto precipitare le azioni. Tanto che adesso non si contano più i “vedovi” di Mazzarri.
PALACIO – Per una volta è decisivo in negativo, si mangia tre gol nel primo tempo e grazia così il Bologna- Ma per quanto fatto in questo anno e mezzo nerazzurro rimane largamente in credito.
MAXI LOPEZ – A Torino è sceso in campo ma la sua maglia numero 10 profumava ancora a fine partita di bucato. Non ha neppure sudato, forse frastornato dal suo supermediatico divorzio dalla moglie Wanda Nara, novella fidanzata dell’ex amico e collega Icardi.

BUONI E CATTIVI, DODICESIMA GIORNATA

I BUONI
GIUSEPPE ROSSI – Undici pepite per Pepito. D’ordinanza il rigore segnato a Da Costa, da applausi il tiro a giro mancino del raddoppio. Rossi sta stupendo tutti: fermo quasi due anni consecutivi per infortuni gravissimi che ne avevano messo in dubbio il prosieguo della carriera, l’attaccante italoamericano con soprannome spagnoleggiante sta facendo mirabilie portando in alto la Viola. Merita tutte le fortune anche al Mondiale, lui che sfiorò soltanto l’infausta edizione sudafricana.
MAROTTA – Il buon Beppe se ne sta in disparte. D’altronde con una proprietà griffata Agnelli e in panchina un allenatore “chiacchierone” come Conte scegliere il low profile è una virtù. Ricordiamo comunque che Pogba lo ha pescato lui a costo zero, Pirlo lo ha imposto a Conte, Vidal lo ha pescato in Bundesliga pagandolo una cifra tutto sommato modesta visto il valore (11 milioni di euro cash al Bayer Leverkusen) e Llorente è un’altra sua scommessa vinta. Sua e del fidato Fabio Paratici, braccio destro e sinistro del dg varesino.
GASPERINI – Il Genoa di Liverani aveva una marcia cadetta (nel senso di: spedita verso la Serie B…). Con Gasperini il Genoa ha fatto 13 punti in 6 partite e collezionato la terza vittoria consecutiva (impresa che in casa rossoblù mancava da più di tre anni, dai tempi del primo-Gasperini). Da quando Preziosi lo aveva cacciato (stagione in corso 2010-11, giusto tre anni fa: 8 novembre 2010) i rossoblù hanno sempre rischiato grosso. E adesso il patron irpino del Genoa farebbe bene a dargli carta bianca. Come ai tempi in cui Gasperini, per assonanza con Ferguson, veniva chiamato dai giornalisti genovesi Gasperson.
CONTI – Il buon Daniele ha festeggiato le 300 in A con una doppietta da tre punti al Torino. Capitano, bandiera, leader e… goleador. Del Cagliari, Daniele Conti è tutto questo e anche di più. Giova comunque ricordare, per la cronaca e per fare giustizia a un allenatore grande ma incompreso, che a farlo esordire in A con la Roma ancora minorenne fu un certo Carlitos Bianchi.

I CATTIVI
BARDI – Ha dato una grossa mano alla “sua” Inter propiziando un incredibile autogol che ha spianato alla squadra di Mazzarri la strada dei tre punti contro il Livorno. Nella peggior partita stagionale dei nerazzurri, i maliziosi hanno voluto vederci torbido: invece l’errore di Bardi, futuro portiere interista, è tutto frutto della sua… fantasia.
PADELLI – Piace da impazzire alle donne, è uno dei sex simbol del campionato italiano. Ma fisico prestante e occhioni azzurri non bastano per essere un grande portiere. Spesso incerto, sulla punizione di Conti del primo vantaggio cagliaritano il numero 30 granata si è espresso su livelli… gialappeschi.
CASSANO – Partita anonima, come il pareggio del Parma contro la Lazio. Se davvero vuole entrare nei magnifici 23 per il Brasile e provare a cimentarsi con il suo primo Mondiale, Fantantonio deve cambiare da subito registro e ritmo.
DELIO ROSSI – E’ la punta dell’iceberg di una triade blucerchiata che sta facendo disastri in casa Garrone. Rinaldo Sagramola, amministratore delegato e direttore generale; Carlo Osti, direttore sportivo; Delio Rossi, allenatore. Cari sampdoriani, attenti a questi tre… Se non si cacciano via (tutti e tre, o almeno uno/due…) lo spettro della quinta retrocessione blucerchiata in B rischia di trasformarsi in una tragica realtà (sportiva).